«Con il doppio turno il problema Vannacci si risolve alla radice»

Di Peppe Rinaldi
22 Giugno 2026
L’ex ministro Quagliariello avverte la premier: il vero nodo non sono i voti del generale ma gli equilibri internazionali e la tenuta del centrodestra. «Meloni ha mantenuto la barra dritta sull’Ucraina». La proposta: ballottaggio nazionale tra le due coalizioni più votate
Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, saluta i militanti chiudendo l'assemblea costituente durante il quale ha esposto i punti del programma del suo partito, Roma, 14 giugno 2026 (foto Ansa)
Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, saluta i militanti chiudendo l'assemblea costituente durante il quale ha esposto i punti del programmaIl leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, saluta i militanti chiudendo l'assemblea costituente del 14 giugno 2026 (foto Ansa)

Vannacci sì, Vannacci no, cosa deve fare Giorgia Meloni? Per il presidente del Consiglio non è e non sarà indifferente la variabile del generale. In effetti, per quanto sia ancora tutto da verificare al momento della sua incarnazione nell’urna, non è e non sarà indifferente neppure per gli italiani il modo in cui il generale vorrà o potrà schierare i reparti: non è la stessa cosa, insomma, essere governati da Elly Schlein o da Giorgia Meloni.

Ce lo si è chiesto anche qui a Tempi, pensieri e giudizi fermentano e rimbalzano, le opinioni contano. Ne abbiamo parlato con Gaetano Quagliariello, accademico, storico, politico, è stato ministro e molte altre cose ancora. Oggi è il presidente della Fondazione Magna Charta. È tra quelli (non tantissimi) che sanno di cosa parlano.

Professore, a Giorgia Meloni e al centrodestra converrebbe caricare a bordo Vannacci, con tutto ciò che questo può significare?

Guardi, bisogna capire che cosa significa “convenire”. Se parliamo in termini puramente numerici – e francamente non credo sia questo il punto –, è abbastanza evidente che se la coalizione di centrodestra guadagna da una parte, perde dall’altra. Secondo me, però, ci sono due aspetti che si intersecano e che vengono prima della convenienza (ovviamente, poi, in politica bisogna fare uno sforzo per coniugare questi aspetti con la convenienza pratica, non si fanno le cose tanto per fare).

Quali aspetti?

I due aspetti sono questi. Primo: oggi, più che la distinzione tra destra e sinistra, viviamo un momento storico in cui è la politica estera ad entrare prepotentemente nella politica interna. Ci sono fasi della storia in cui questo accade, le fratture in politica estera contano più di quelle di politica interna.

E questo secondo lei è uno di quei momenti?

Sì, questo è esattamente uno di quei momenti. A Giorgia Meloni va riconosciuto il merito di aver tenuto la barra dritta in politica estera, in particolare, per quel che mi riguarda, sull’Ucraina, e di aver tenuto a freno alcune spinte interne. Se queste spinte si rafforzano, a causa di diversi rapporti di forza, tenere la barra dritta diventerà più difficile. Il secondo aspetto è che la coalizione di maggioranza perderebbe un vantaggio e finirebbe per somigliare molto all’altra coalizione. Mentre, oggi, il centrodestra è abbastanza coeso – e lei mi dirà che la Lega è stata in qualche modo schiantata –, il rapporto tra la Lega e la Russia non è comunque paragonabile a quello di Vannacci con la Russia. Questo è chiaro. Poi c’è una terza questione.

Quale?

Noi ci troviamo in questa strana e non scontata condizione per cui l’Italia ha guadagnato un vantaggio: la stabilità del quadro politico. Il problema adesso è come fare a mantenere questo vantaggio in modo che sia un beneficio per tutto il sistema, e non solo per una parte di esso.

Ci avviciniamo al discorso sulla legge elettorale.

Io non penso che i sistemi elettorali risolvano tutto, anzi, ritenere di poter risolvere i problemi istituzionali attraverso i sistemi elettorali è uno dei vizi storici della politica italiana. Però i sistemi elettorali sono importanti e sono, di fatto, l’unica leva sulla quale possiamo agire in questo momento, visto che c’è una discussione aperta. Se fossi io al posto di Giorgia Meloni, vista la situazione, spariglierei le carte e proporrei un doppio turno. Alzerei la soglia del premio di maggioranza e prevederei un ballottaggio tra le due coalizioni che arrivano prime. Questo è il modo in cui si risolverebbe alla radice sia il “problema” Vannacci, sia il problema di quelli che vogliono strumentalizzarlo o spingerlo per mettere in difficoltà la leadership. A quel punto non ci sarebbe più problema, neanche sul versante dei centristi: al primo turno ognuno si pesa e al secondo turno ci si appella agli elettori.

È il modello di elezione dei sindaci, sostanzialmente? Un criterio analogo?

Assolutamente analogo come criterio generale. Se nessuno supera al primo turno la soglia del 50 per cento (o del 45, o del 48 per cento, questo lo decideranno), si va al secondo turno. A livello nazionale sarebbe come un’elezione presidenziale.

Considera sproporzionato l’allarme sul generale? Le cosiddette parole d’ordine che utilizza Vannacci (immigrazione, famiglia, educazione) sono sostanzialmente le stesse che usavano Meloni e Salvini anni fa, sono quasi sovrapponibili. Questo “scandalo Vannacci” lei a che cosa lo riferirebbe, solo al merito delle sue posizioni o c’è dell’altro?

A me Vannacci non piace ma neppure mi scandalizza. Ritengo che la sua sia un’insorgenza “scontata”, perché non si capisce per quale motivo un fenomeno del genere dovrebbe esserci in tutta Europa e non in Italia. Mi fanno sorridere e mi preoccupano solo quelli che si strappano le vesti e imbiancano i sepolcri. Detto tutto ciò, mi preoccupano invece seriamente le sue posizioni in politica estera e i rapporti che si possono immaginare le sostengano.

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