Storace: «Spero ci sia l’intesa con Vannacci, ma lui non voti contro il governo»
«Non riesco a comprendere – e spero che almeno lui abbia le idee chiare – che cosa vuol fare da grande il generale Vannacci». Lo dice a Tempi Francesco Storace, politico navigato, già ministro e presidente di Regione (Lazio), giornalista, nonché tra le figure simbolo della destra italiana. Insomma, uno che se ne intende dei Vannacci e di situazioni simili.
Tempi lo ha intervistato il giorno prima della liberazione dal carcere, per fine pena, di Gianni Alemanno, suo storico amico e sodale di una vita: «Non andrò domani (il 24 giugno, ndr) ad aspettarlo all’uscita dalla prigione, non ce n’è bisogno, Gianni l’ho incontrato durante la detenzione. Credo che neppure Vannacci andrà, si vedranno la sera a cena da quel che ho potuto capire».
Allora, che cosa ci dice del generale che sembra stia terremotando il centrodestra?
Innanzitutto una domanda.
Prego.
Ma quanta verità raccontano i sondaggi?
In genere non molta, ma col generale si percepisce nell’aria che qualcosa ribolle.
Questo sì. Certo è, però, che rischia di mettere in difficoltà il centrodestra dal quale proviene.
(E qui Storace è come se lo volesse calcare, sottolineare questo “…dal quale proviene”. «Vannacci dice che lui ha portato 500 mila voti alla Lega – continua -. Allora, siccome tra quei voti c’era anche il mio e il mio significa “il mio”, cioè non è suo ma è mio…»).
La preferenza è una cosa seria.
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E quindi?
Quindi io voglio sapere se sta in coalizione o no.
Al momento sembra di no.
Ho il dubbio che non voglia starci in coalizione, visto che anche ieri (il 22 giugno, ndr) ha continuato a votare contro la fiducia al governo. Perfino sul decreto casa, che è quello sul quale mi aspettavo invece un atteggiamento di sostegno, io vedo Vannacci, da una parte, e Salis, dall’altra.
Nel senso di Ilaria, naturalmente.
Naturalmente. È pazzesco, lo so, invece mi pare che tutti e due dicano no sullo stesso argomento e in relazione allo stesso problema. Ora, che fare? La cosa che più mi preoccupa non è semplicemente la questione del governo, che pure è importante. Il prossimo anno noi avremo la partita Meloni contro il resto del mondo. E mi pare difficile che possa esserci spazio per soluzioni terze, per opzioni terze, no?
Allo stato si direbbe di sì.
Al di là di come la raccontano, io una cosa così l’ho vissuta con “La Destra” all’epoca di Silvio Berlusconi. Con Berlusconi avevo un ottimo rapporto, poi ci fu il veto, storicamente fatale, di Gianfranco Fini su di me. Il veto ci fu anche con Pier Ferdinando Casini, poi lui ce la fece a spuntarla. Così andò. Se guardo a sinistra e a come stanno combinati, se pure vincessero le elezioni mi sembra che sarà una partita al massimo di due anni e poi a casa di nuovo. E questo nella migliore delle ipotesi.
In genere hanno fatto sempre così.
Sì, faranno una fine britannica, quella di Keir Starmer, si inginocchieranno e cose così. Detto questo, mi preoccupa di più un’altra cosa.
Quale?
Il Quirinale. Non ci possiamo permettere come sistema Italia altri sette anni di dominio rosso al Colle. Annacquato, moderato, estremista, non lo so, ma sempre rosso è. Corriamo il rischio, se vincono loro, che ci piazzano un Pier Luigi Bersani qualunque o un Dario Franceschini, pensa un po’. Si va al pareggio con la palude? E qui c’è l’ipotesi Paolo Gentiloni o Casini, che, alla fine, diventa il meno incommestibile. Però sarà sempre una soluzione che esclude il centrodestra dal ramo più alto del palazzo, dell’albero Italia. E questa sarebbe una responsabilità enorme di Vannacci.
Realisticamente, come può andare a finire?
Voglio sperare che ci sia l’intesa. Io non sono contrario all’intesa con Vannacci, però così la vedo veramente complicata.
Come giudica questo scandalo sul contenuto di ciò che “predica” Vannacci, che, sostanzialmente, non sembra differire molto, almeno sulle questioni di fondo, da ciò che dicevano Meloni e Salvini anni fa?
Io Meloni e Salvini, per la verità, non li ho mai sentiti dire che bisogna lavorare a 14 anni o che bisogna tornare nei campi; posizioni un po’ strane, che ci possono stare o non ci possono stare, si discuta. Lui, però, deve chiarire sul tema principale che affligge l’Italia e il mondo, cioè quello dell’economia, che cosa vuole fare.
E il posizionamento internazionale?
Certo, anche questo, anche questo. Io sono uomo di destra, no?
Direi di sì.
Nella filosofia, nella cultura della destra non è mai stato immaginato un “generale pacifista”.
È un ossimoro dice?
Bisogna vedere la realtà dei fatti qual è.
Pessimista?
Be’, io sono abituato a valutare gli atteggiamenti dei soggetti politici. Fino ad ora vedo questo, poi, certo, si può sempre sbagliare una valutazione.
Se lei fosse Giorgia, praticamente che farebbe?
Bella domanda. Aspetterei che Vannacci si decida a votare la fiducia al governo, dopodiché si ragiona. È praticamente incomprensibile, invece, votare contro. Ci sono tanti modi per giocarsela, se proprio non puoi o non vuoi votare la fiducia al governo, esci dall’aula, non lo so, fai una cosa, fanne un’altra, ma non votare contro. Quest’ostinazione è incomprensibile.
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