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«Le cure palliative costano 1.800 dollari al giorno, il suicidio assistito è gratis»

giugno 17, 2018 Leone Grotti

Dal Quebec alla California, dall’Ontario all’Oregon, gli Stati che approvano l’eutanasia non finanziano le cure palliative e così i pazienti sono «costretti a morire»

La retorica dei partigiani dell’eutanasia e del suicidio assistito in ogni angolo del mondo si fonda sullo stesso principio: la libertà di scelta. Ai malati, terminali e non, non si imporrebbe nulla con la legalizzazione dell’eutanasia. Al contrario si offrirebbe loro la possibilità di decidere come terminare la propria vita. Un recente servizio dell’emittente Ctv di Montréal (Quebec) dimostra però che la realtà è molto diversa e non solo nella provincia canadese.

SUICIDIO GRATIS PER TUTTI. In Quebec si può ricorrere al suicidio assistito dal 2016, ma quando la legge è stata approvata nel 2014 il governo promise di potenziare anche i finanziamenti per le cure palliative al fine di dare ai cittadini la libertà di scelta tanto sbandierata. Il Quebec però spende poco più di 18 milioni di euro all’anno per le cure palliative e con questa cifra, dichiara la direttrice del West Island Palliative Care Residence, Teresa Dellar, «solo il 30 per cento della popolazione può avere di fatto accesse alle cure palliative». Al contrario, aggiunge, «il 100 per cento della popolazione può ricorrere gratuitamente al suicidio assistito». Di conseguenza, «negli ultimi due anni l’accesso alle cure palliative ha continuato a diminuire, mentre aumentano le richieste per l’eutanasia».

«COSTRETTI A CHIEDERE L’EUTANASIA». Nonostante l’Ordine dei medici del Quebec abbia più volte scritto al ministro della Salute Gaetan Barrette di stanziare più fondi, non ha ancora ottenuto risposta. «Ci avevano promesso che sarebbe stato sviluppato un piano», spiega il dottor Laurence Normand-Rivest, «invece dopo due anni non è ancora successo niente. Secondo molti medici, la mancanza di fondi costringe i pazienti a richiedere il suicidio assistito». Il problema non è limitato al Quebec, ma riguardo tutto il Canada.

LE CURE COSTANO 1.800 DOLLARI. Un caso emblematico è quello di Roger Foley, 42 anni, affetto da atassia cerebrale, patologia che sta lentamente pregiudicando le sue capacità di muoversi e parlare. L’uomo ha fatto causa alla provincia dell’Ontario dopo che l’ospedale nel quale è ricoverato, rivela The Star, gli ha presentato un conto di 1.800 dollari al giorno per continuare a ricevere cure adeguate. In alternativa, «mi hanno invece offerto gratuitamente l’accesso al suicidio assistito. Ma io voglio vivere dignitosamente, non morire».

Stephanie Packer

Stephanie Packer

ANCHE IN OREGON. Casi simili si sono verificati anche negli Stati Uniti, in particolare in Oregon, dove il suicidio assistito è legale dal 1997. Famoso il caso di Randy Stroup, affetto da cancro alla prostata, che i medici dell’Oregon si rifiutarono di curare con la chemioterapia perché troppo costosa. Lo Stato si oppose al trattamento, ma si offrì di pagare interamente il costo dell’eutanasia. «Sono quasi svenuto quando me l’hanno detto», dichiarò Stroup nel 2009. «Com’è possibile che non paghino le cure per aiutarmi a vivere, ma si offrano di pagare per farmi morire?».

LIBERTÀ DI SCELTA? In California, dove il suicidio assistito è stato legalizzato nel 2015 (e temporaneamente sospeso poche settimane fa per problemi legali), Stephanie Packer, madre di quattro figli, ancora in vita, si è vista rifiutare nel 2016 le cure dalla sua assicurazione: «Prima che la legge sull’eutanasia entrasse in vigore erano disposti a pagare. Dopo l’approvazione del suicidio assistito, però, mi hanno detto che siccome non mi rimaneva molto da vivere, non avrebbero coperto il costo delle cure per la mia sclerodermia», dichiarò al Washington Times. «Hanno però aggiunto che se avessi scelto il suicidio assistito avrei dovuto pagare solo un dollaro e venti centesimi». E continuano a chiamarla “libertà di scelta”.

Foto tratta da Shutterstock

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