Laici, vescovi e semplici Sentinelle, pagani e religiosi uniti in una testimonianza non omologata. E pubblica

Principi della Chiesa che rendono onore alla Manif pour tous, pastori che richiamano i fedeli alla presenza pubblica dei cristiani. È un belvedere

Dietro ai poveretti afflitti da sindrome Adhd che sono andati a caccia di pacifiche Sentinelle non c’è altro che ignavia. In tale afflizione, con i tweet istiganti i facinorosi, Roberto Saviano si è dimostrato un fenomeno. Non ragioniam di loro (anche se con questi c’è il rischio che torni in forma di farsa una violenza stile anni Settanta) ma guarda e passa. Dopo di che, ci troviamo nel limbo degli spiriti magni. Non soffrono altra pena che il desiderio inappagabile di vedere Dio. Il direttore del Foglio è probabilmente uno di questi. E un Dante saprebbe ben riconoscerlo. Come fa chiunque non corra dietro alle insegne del pensierino unico, ai mosconi dei media e alle vespe dei sondaggi.

Andando oltre (e senza scomodare i lussuriosi che ci sorridono in primo piano nell’album delle nostre famiglie postmoderne) è un belvedere questa amicizia tra pagani e religiosi autentici. Così, come la settimana scorsa segnalammo la Cei che ringraziava l’educazione con cui «ogni mamma e papà sfida con la fionda di Davide una cultura di banalità e omologazione», questa settimana annotiamo parole del cardinale di Milano e dell’arcivescovo di Ferrara.

Il primo ha scritto con il primate di Vienna un editoriale per Le Figaro pieno di stima per la cristiana freschezza di Manif pour tous. Non solo. In un’intervista a Tracce, organo di Cl, Scola ha ricordato che per la fede cristiana non esiste la divisione borghese tra sfera privata e pubblica. «Pensare che le due cose siano in alternativa nasce da un equivoco con cui si guarda alla testimonianza: come “buon esempio” e basta, appunto. Siccome la testimonianza parte dalla persona, dal soggetto, la si soggettivizza, la si ritiene un fatto privato. Ma la testimonianza assume di per sé anche quelle forme concesse dal diritto che sono diverse secondo la società in cui uno vive. Se siamo in una società plurale, questo tipo di testimonianza può battere le strade previste in democrazia e dare vita anche a proposte legislative, a pubblico dibattito, se è il caso a manifestazioni».

Talmente evidente che Luigi Negri, pastore di Ferrara, ne ha dedotto conseguenze molto serie all’indomani della caccia alle Sentinelle (qui il testo integrale della sua dichiarazione). «Il popolo cattolico deve restare saldo nella sua adesione ai princìpi della dottrina sociale della Chiesa e disponibile a una presenza nella vita della società che dimostri come l’amore alla propria libertà può divenire lavoro, fatica e sofferenza affinché questa stessa libertà non venga tolta o ridotta a nessuno». E per gli ignavi di casa il monito è duro. «Chi, nel mondo cattolico, sta lavorando a una progressiva riduzione dell’esperienza cristiana a spiritualismo soggettivista e privato, eliminando ogni tensione alla presenza dei cattolici nella vita culturale e sociale, forse dovrebbe sapere che sta assumendosi una gravissima responsabilità di collusione nei confronti di questa situazione. Si tratta di una responsabilità che ciascuno porterà davanti alla propria coscienza e davanti al Signore Gesù Cristo». Insomma, l’inappagabile è. Se è pubblico.