La voce della coscienza che riecheggia in Newman, Ratzinger, la Rosa Bianca

Così il grande cardinale inglese che sarà proclamato santo a ottobre ispirò la resistenza dei cattolici tedeschi al totalitarismo nazista

Sophie Scholl a processo nel film La Rosa Bianca

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Paul Shrimpton apparso nel numero del 13 settembre del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è disponibile anche online in questa pagina.

Shrimpton insegna alla Magdalen College School di Oxford ed è autore di Conscience before Conformity: Hans and Sophie Scholl and the White Rose resistance in Nazi Germany (2017), pubblicato in occasione del 75esimo anniversario del movimento della Rosa Bianca.

Beatificato nel 2010 da papa Benedetto XVI, il cardinale John Henry Newman sarà canonizzato il prossimo 13 ottobre.

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Chi conosce oggi l’eredità di John Henry Newman meglio di Benedetto XVI? Ha attraversato gli orrori della Germania nazista e ha visto gli effetti devastanti del nazionalsocialismo sulle coscienze dei suoi concittadini tedeschi. Al suo ingresso in seminario nel 1946 la catastrofe tedesca era la questione scottante dell’epoca: come era potuto succedere, domandavano a se stessi e si domandavano tra loro insegnanti e studenti. Fortunatamente avevano gli scritti di Newman a cui attingere, dal momento le sue opere più importanti erano state tradotte in tedesco tra le due guerre. Il giovane Joseph Ratzinger ebbe un ulteriore privilegio: gli fu assegnato un mentore che stava scrivendo il dottorato sulla teologia della coscienza di Newman.

Riflettendo su quel periodo nel 1990, il cardinal Ratzinger osservò:

«La dottrina di Newman sulla coscienza divenne allora per noi il fondamento di quel personalismo teologico, che ci attrasse tutti col suo fascino. La nostra immagine dell’uomo, così come la nostra concezione della Chiesa, furono segnate da questo punto di partenza.

Avevamo sperimentato la pretesa di un partito totalitario, che si concepiva come la pienezza della storia e che negava la coscienza del singolo. Hermann Göring aveva detto del suo capo: “Io non ho nessuna coscienza! La mia coscienza è Adolf Hitler”. L’immensa rovina dell’uomo che ne derivò, ci stava davanti agli occhi.

Perciò era un fatto per noi liberante ed essenziale da sapere, che il “noi” della Chiesa non si fondava sull’eliminazione della coscienza, ma poteva svilupparsi solo a partire dalla coscienza. Tuttavia proprio perché Newman spiegava l’esistenza dell’uomo a partire dalla coscienza, ossia nella relazione tra Dio e l’anima, era anche chiaro che questo personalismo non rappresentava nessun cedimento all’individualismo, e che il legame alla coscienza non significava nessuna concessione all’arbitrarietà – anzi che si trattava proprio del contrario».

Quando il giovane Ratzinger nel 1947 si trasferì a Monaco per proseguire i suoi studi, fu introdotto alla Grammatica dell’assenso di Newman. La Grammatica è lo studio sistematico di Newman della genesi della fede religiosa e contiene il suo pensiero più avanzato sulla coscienza. Vi spiega che la coscienza ha due aspetti: «È un senso morale e un senso del dovere; un giudizio della ragione e un dettato magisteriale». Ed è in quest’ultimo aspetto di sanzione che la coscienza ha un peso primario, poiché è «una voce, o l’eco di una voce, imperativa e obbligante».

Il tema della coscienza si trova anche al centro della Lettera al Duca di Norfolk. Scritta agli albori del Concilio Vaticano I, la lettera era una risposta al primo ministro, William Gladstone, che aveva accusato i cattolici, alla luce dell’approvazione da parte del Concilio del dogma dell’infallibilità papale, di non avere «nessuna libertà mentale», essendo «prigionieri e schiavi del Papa». Un brano di questa lettera è citato nel Catechismo della Chiesa cattolica (che tratta della coscienza in modo eminentemente newmaniano):

«Essa è la messaggera di Colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo».

Il discorso di Newman sulla coscienza comprende anche la frase: «Brinderò, se volete, al Papa, tuttavia prima alla coscienza, poi al Papa». Sebbene molto ripetuta, questa frase è anche molto fraintesa. Spiega il cardinal Ratzinger:

«La libertà di coscienza – così ci insegnava Newman con la Lettera al Duca di Norfolk – non si identifica affatto col diritto di “dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il Legislatore e il Giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili”».

Inoltre chiarisce che «la via della coscienza» di Newman non è «una via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell’obbedienza alla verità oggettiva». Deve essere formata in accordo con gli insegnamenti del magistero di Santa Madre Chiesa.

Il cardinal Ratzinger vede Newman anche come un educatore della coscienza attraverso le sue azioni: fu la sua coscienza a spingerlo a lasciare legami e sicurezze per entrare nel mondo del cattolicesimo, che a lui all’inizio appariva così strano. Per tale ragione, Newman mostra il «segno caratteristico del grande dottore della Chiesa», dal momento che «egli non insegna solo con il suo pensiero e i suoi discorsi, ma anche con la sua vita, poiché in lui pensiero e vita si compenetrano e si determinano reciprocamente».

La beatificazione di John Henry Newman celebrata da papa Benedetto XVI
La beatificazione del cardinale John Henry Newman celebrata nel 2010 da papa Benedetto XVI

Nel corso della sua visita nel Regno Unito nel settembre del 2010, quando beatificò Newman, papa Benedetto si riferì ai cristiani della Germania in guerra i quali «si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione». Aveva alla mente, viene da chiedersi, Hans e Sophie Scholl e i loro amici, che resistettero a Hitler e versarono il prezzo più alto? Agendo sotto il nome della Rosa Bianca, essi misero in circolazione migliaia di volantini che ricordavano ai tedeschi il loro dovere morale di contrastare Hitler e la sua «macchina da guerra atea».

L’uomo che portò gli scritti di Newman all’attenzione degli studenti di Monaco fu il filosofo e storico della cultura Theodor Haecker, il quale era divenuto cattolico dopo aver tradotto la Grammatica di Newman. Interdetto dalle pubblicazioni o dal parlare in pubblico, Haecker tradusse sette opere di Newman, e in diverse occasioni ne lesse degli estratti durante gli incontri segreti illegali convocati da Hans Scholl per i suoi amici. La notte precedente alla stesura del quarto volantino, Haecker parlò agli studenti, attingendo a Newman nel tentativo di spiegare le fondamenta metafisiche della guerra. Impulsivo e focoso, Hans utilizzò ciò che aveva sentito per redigere il quarto volantino.

Quando nel 1942 il fidanzato di Sophie, un ufficiale della Luftwaffe di nome Fritz Hartnagel, fu schierato lungo il Fronte orientale, il regalo di addio di Sophie furono due volumi dei sermoni di Newman. Dopo avere assistito alla carneficina in Russia, Fritz scrisse a Sophia per dirle che leggere le parole di Newman in un luogo tanto orribile era come gustare «sorsi di vino pregiato».

Scrisse Fritz in un’altra lettera:

«Noi sappiamo da chi siamo stati creati e che siamo in un rapporto di obbligo morale con il nostro Creatore. La coscienza ci dà la capacità di distinguere tra bene e male».

Quelle parole erano prese quasi letteralmente da uno dei sermoni di Newman, “La testimonianza della coscienza”. Egli vi spiega che la coscienza è un’eco della voce di Dio che illumina per ogni persona la verità morale in circostanza precise. Ciascuno di noi, afferma Newman, ha il dovere di obbedire a una retta coscienza prima e al di là di tutte le altre considerazioni.

Interrogata dalla Gestapo nel febbraio del 1942, Sophie disse che era la sua coscienza di cristiana a obbligarla a opporsi al regime nazista in modo non violento. Al pari di suo fratello, aveva trovato in Newman e in altri autori cristiani le risorse e l’ispirazione per comprendere il senso del mondo demoniaco in cui si era trovata immersa.

Fritz fu evacuato da Stalingrado appena prima che l’esercito della Germania si arrendesse. Nella sua ultima lettera a Sophie, egli lamenta la perdita dei sermoni di Newman, non sapendo che mentre lui scriveva lei era già morta. Quando Fritz andò a far visita i genitori di Sophie, donò loro una raccolta dei sermoni di Newman tradotti da Theodor Haecker. Lo stesso Haecker andò a trovare gli Scholl, e firmò il libro dei visitatori con il motto di Newman, Cor ad cor loquitur (il cuore parla al cuore).

È probabile che le parole conclusive del quarto volantino della Rosa Bianca furono scritte sotto l’influsso di Newman:

«Noi non taceremo, noi siamo la voce della vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi darà pace! Si prega di leggere e diffondere!»

Foto beatificazione Newman: Ansa