La vendemmia di Formigoni e quella (avara) di Veronelli

Il bicchiere 36

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, raccontò un giorno del suo primo viaggio ufficiale negli Usa, e delle domande che si sentì fare prima degli incontri ufficiali. La più gettonata riguardava la vendemmia in Italia quell’anno. Non so cosa rispose Formigoni, forse si trovò un po’ spiazzato, anche se, mi dicono, non è un astemio. E questo è già un buon motivo per augurargli un altro mandato da presidente. Il fatto però fece riflettere, perché tra i fattori che toccano l’immaginario collettivo degli stranieri, quando si parla di Italia, c’è il vino. Per il vino, milioni di persone stanno invadendo le Langhe ed il Chianti, Il Monferrato e la Valpolicella alla scoperta di quel turismo fine settimanale che non può essere fatto ad uso e consumo. Richiede ricerca, incontro, dialogo, stupore. La vendemmia 1999 è entrata nel pieno del suo svolgimento. Il caldo settembrino è stato benefico per le uve rosse. Eppure, già alla fine di agosto c’era chi “s”parlava di vendemmia buona o cattiva. E Veronelli ha fatto notizia con una sentenza sul Corsera, asserendo che no, questa non sarà una grande annata. Su quali basi? Il vino è una cosa complessa e i vignaioli san bene che il raccolto è paragonabile ad un parto, dove la formazione del feto è una fase cruciale; la nascita è l’ultimo anello della catena. Gli acini, allora, si formano a maggio e giugno, e questi mesi sono stati ottimi per le nostre uve. I vignaioli che hanno coscienza, a quel punto, buttano via una parte di grappoli ancora verdi, per dare vigore agli altri, consapevoli che il vino si forma soprattutto nella buccia dell’uva. Quando arriva il momento del raccolto, c’è bisogno di sole. Poi, in cantina, si possono attuare tecniche più o meno accorte, tenendo sempre presente il tipo di uva che la natura ha formato quell’anno. Detto questo, ci sembrano buone le premesse della vendemmia targata 1999. Il disastro si ha solo se arriva una grandine. Peccato, allora, che ci si ostini a parlare di vino, da noi, andando a tentoni, a grandi linee, senza l’ausilio della ricerca, senza avere dei dati. Se un Santone dice la sua, il giudizio rimane come una pietra. Siamo un popolo di naviganti, eroi, poeti e santi, anche nel tric e branca con cui si trattano certe cose. Al sole di questo autunno voglio dedicare lo Chardonnay Villa Vitas (tel. 0431/93012), che producono a Strassoldo (Udine) la solare Elena ed il puntiglioso Roberto. Il campione datato 1997 mi dava una buona persistenza, profumi di frutta bianca e gradevole bevibilità. La stessa mano che si avvertiva sul brut (metodo charmat lungo) prodotto dalla stessa azienda vitivinicola, che è anche una villa per ricevimenti e convention. (massolon@tin.it)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •