La strana idea di «democrazia» di un Fratello musulmano

Khairat el-Shater, milionario tra i leader della Fratellanza in Egitto: «L’islam non è in contraddizione con la democrazia, anche chi è più laico può partecipare alle elezioni. Si può discutere su come applicare gli insegnamenti islamici ma la gente ci ha chiesto uno Stato islamico».

«L’islam richiede la democrazia, il libero mercato e la tolleranza nei confronti delle minoranze religiose. Ma nelle recenti elezioni gli egiziani hanno esplicitamente chiesto uno Stato islamico». Khairat el-Shater non lo dice ma il finale implicito è: e noi glielo daremo. Milionario di 62 anni, di cui 12 passati in prigione sotto il regime di Hosni Mubarak, el-Shater è uno dei leader dei Fratelli Musulmani e il suo principale finanziatore. Entrato nell’associazione islamica all’età di 18 anni perché «parlavano di tutto: individuo, società, economia, famiglia, Stato», ha contribuito a costruire la formazione politica Libertà e Giustizia, che richiede fedeltà assoluta alla Fratellanza.

Nelle prime elezioni libere dalla caduta di Mubarak, i Fratelli Musulmani hanno conquistato il 47 per cento dei seggi nella Camera bassa, quella più importante, e il 59 per cento in quella alta, organo consultivo. «L’islam regola la vita nella sua interezza: politicamente, economicamente e socialmente. Non c’è separazione tra politica e religione». Per questo a chi chiedeva alla Fratellanza di non creare un suo partito, ma di lasciare i suoi membri liberi di fare politica in modo autonomo, ha risposto: «Bisogna giurare obbedienza ai leader della Fratellanza, che si occupa di economia, politica, sport, carità. Non si può staccare un pezzo dall’altro. Chi dissente, può andarsene in un altro partito».

El-Shater ammette poi di essere favorevole alla democrazia e al confronto tra partiti che la pensano in modo diverso, anche se la sua idea è un po’ diversa da come la intende l’Occidente: «Il concetto islamico di shura [il consiglio che elesse il terzo califfo dell’islam, ndr] è uguale a quello della democrazia rappresentativa» dice al New York Times. «Chi ha una visione più laica può partecipare a elezioni giuste e libere. Se ci sono idee diverse su come applicare gli insegnamenti islamici alla gente, bisogna appianare le divergenze con metodi democratici». E se si mettessero in dubbio gli insegnamenti islamici? «La gente ha chiesto uno Stato islamico».
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