La scuola si dimentica a casa i disabili (a Milano anche letteralmente)

Il ministro Azzolina va a caccia di mascherine, ma dove sono gli insegnanti di sostegno? Intanto il Comune di Beppe Sala gioca al ribasso pure sui trasporti

Lucia Azzolina

La riapertura della scuola è stata caricata di un forte significato simbolico e di speranza: la speranza che, insieme alla scuola, tutto il paese potesse ripartire. Gli studenti con disabilità, lasciati soli nel corso del lockdown, sono divenuti improvvisamente una priorità anche per il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. La realtà è stata però un’altra: la speranza ha, infatti, lasciato presto il posto ai disagi legati in generale alla mancanza di insegnanti, con il rischio sempre più concreto che il gap didattico, venutosi a creare durante il lockdown, si possa ampliare ulteriormente. Un problema generale che non riguarda solo il mondo della disabilità.

Si prosegue con orari ridotti in quanto, a causa dell’introduzione di nuove procedure (la burocrazia trasferita dal fisico all’online), i dirigenti scolastici non riescono ancora a nominare gli insegnanti. Il problema delle nomine è un qualcosa che da sempre affligge la scuola all’inizio dell’anno, ma che non è mai stato un ostacolo di questa portata e di questa durata. Nel mondo della disabilità, la strutturale mancanza di insegnanti di sostegno fa il paio con il consolidato turn over di insegnanti che iniziano con il sostegno (che garantisce un buon viatico iniziale) per poi migrare sul curriculare.

MENO BANCHI A ROTELLE, PIÙ INSEGNANTI

In una situazione tragica come quella descritta, la ministra Azzolina trova anche il tempo per pubblicizzare il numero di mascherine (oggi, a differenza del lockdown, facilmente reperibili) distribuite nella scuole, introducendo un nuovo modello di scuola: una scuola fatta sempre più di mascherine e sempre meno di insegnanti. E si fa fatica a vedere la luce alla fine del tunnel: «Si prosegue con gli orari ridotti e non si ha ancora visibilità sul momento in cui si andrà a regime con l’orario definitivo. Proseguono le attività laboratoriali con le quali il poco personale docente presente cerca di sopperire alle carenze del ministero. La scuola non dovrebbe però ridursi a un luogo di parcheggio, fatto di passeggiate e yoga. Forse pensare meno ai banchi a rotelle e mettere la testa su questi temi, avrebbe garantito un servizio migliore alla comunità. Tanti proclami, tante parole… mancano i fatti», spiega Andrea Buragina, nel direttivo di Angsa Lombardia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).

MILANO: CHI OFFRE DI MENO?

A questi disagi che riguardano tutto il territorio nazionale, a Milano si sono uniti anche quelli relativi al trasporto disabili nel tragitto casa-scuola. Si tratta di un servizio che il Comune del capoluogo lombardo appalta ad Atm, la quale a sua volta subappalta esternamente la fornitura della figura dell’accompagnatore, chiamato a gestire la persona con disabilità durante il trasporto. Un’attività non banale che dovrebbe implicare una scelta basata più su criteri di qualità che di prezzo. Ma nell’ultimo bando fatto da Atm, sembra abbia prevalso la leva del prezzo con un taglio nell’ordine del 13 per cento (non insignificante, nel caso di servizi molto labor intensive).

DISSERVIZI CONTINUI

La gestione di detta attività è così passata dalla cooperativa “storica” lombarda (che non si è neppure presentata al bando, pur avendo il vantaggio di conoscere la complessità del servizio) a un’altra coop (con sede a Salerno, a quanto pare, senza con questo voler indicare una discriminante). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: disservizi continui a danno di persone fragili e a carico dei relativi familiari (a causa di accompagnatori che o non si presentano o si presentano in ritardo). Ora Atm sta prendendo i provvedimenti del caso con le consuete lettere di richiamo (ben 4 sembrerebbe).

DA SALA NESSUNA RISPOSTA

Angsa Lombardia ha scritto al sindaco Giuseppe Sala per chiedere chiarimenti in merito. «Ho chiesto – spiega Buragina – se in questi casi non abbia più senso, all’interno delle specifiche di un bando di questo tipo, definire un prezzo sotto il quale non sia giusto scendere, e introdurre dei criteri atti a misurare la qualità del servizio offerto. Affidare cioè, a parità di un prezzo fissato (che si ritiene fair), il servizio all’operatore che è in grado di fornire maggiore qualità (in termini magari di accreditamenti del proprio personale) e quindi di avere l’offerta tecnica migliore». Al momento, però, nessuna risposta. Il silenzio prosegue e i disservizi pure.

Foto Ansa