La persecuzione anticattolica in Spagna non fu una reazione alle posizioni della Chiesa ma odio della fede

L’intervento dello storico Vicente Cárcel Ortí, studioso delle vicende dei martiri cattolici assassinati dai repubblicani spagnoli negli anni Trenta

Riproponiamo la sintesi pubblicata dall’Osservatore Romano dell’intervento dello storico Vicente Cárcel Ortí alla presentazione del volume Mártires del siglo XX en España che si è svolta oggi, giovedì 23 gennaio, a Roma, nel Centro Español de Estudios Ecclesiásticos annesso alla chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli.
Tra i maggiori esperti della persecuzione anticattolica in Spagna, Cárcel Ortí aveva già affrontato questi argomenti in un’intervista a tempi.it e in un altro articolo per l’
Osservatore Romano in occasione della beatificazione di 522 martiri di quel periodo voluta da papa Francesco e celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona (qui le storie di alcuni di loro). 

Questo libro — Mártires del siglo XX en España (Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 2013, 2 volumi, pagine cxi + 2.816) — raccoglie tutte le biografie dei 1.523 martiri del XX secolo in Spagna elevati agli onori degli altari. Si tratta di undici santi e di 1.512 beati, canonizzati o beatificati nel periodo che va dalla prima cerimonia celebrata da Giovanni Paolo II nel 1987, all’ultima, svoltasi a Tarragona, il 13 ottobre 2013. Si parla di “martiri di Spagna” e non di “martiri spagnoli” perché, se è vero che la Spagna è il luogo dove furono martirizzati e anche la patria di gran parte di loro, ce n’erano però diversi che provenivano da altre nazioni, più precisamente dalla Colombia, da Cuba, dalle Filippine, dalla Francia, dal Messico e dall’Uruguay. E in ogni caso, i martiri non sono patrimonio esclusivo di una diocesi o di una nazione, bensì, per la loro speciale partecipazione alla croce di Cristo, redentore dell’universo, appartengono al mondo intero, alla Chiesa universale.

L’opera inizia con un’introduzione generale e uno studio storico incentrato sulla Spagna, due contributi molto importanti per comprendere il significato e il contesto dei fatti martiriali. Nel primo si chiariscono i concetti di martire e di martirio, e si ribadisce il fatto che si considerano le morti inflitte in odio alla fede; morti che i martiri accettano per amore alla fede stessa. Risulta perciò chiaro che non si può confondere la persecuzione religiosa con la repressione politica, né si possono identificare i martiri con i caduti sul campo di battaglia e neppure con le vittime della repressione politica o di altre cause.

A questa introduzione segue uno studio sulle radici storiche della persecuzione religiosa spagnola e sulle sue caratteristiche generali che vengono esaminate in trentanove sezioni o capitoli, dove sono documentati gli antefatti, le cause dirette e quelle remote, le reazioni e le caratteristiche principali della persecuzione.

Quando si parla dei martiri spagnoli degli anni Trenta del XX secolo li si chiama erroneamente “martiri della guerra civile”. Non è così, perché i primi martiri li troviamo nel mese di ottobre del 1934, durante la Rivoluzione delle Asturie (nove di essi furono canonizzati da Giovanni Paolo II nel 1999). Mancavano allora quasi due anni all’inizio della guerra civile, con la quale quindi quei testimoni non ebbero nulla a che fare.

In quei terribili anni molti ecclesiastici e consacrati furono assassinati semplicemente perché appartenevano alla Chiesa; e il martirio degli uomini e delle donne dell’Azione cattolica e di altri movimenti ecclesiali fu dovuto allo stesso motivo; ossia perché erano cattolici praticanti. Ma nessuno di loro fu coinvolto in lotte politiche o ideologiche, né vi prese parte. Quei martiri non impugnarono le armi contro nessuno, armi che tra l’altro non avevano.

È quindi ben documentato che la persecuzione iniziò molto prima della guerra civile e non fu la conseguenza di una presa di posizione previa della Chiesa che, solo a partire dal luglio del 1937, appoggiò apertamente una delle parti in conflitto perché nell’altra aveva smesso di esistere e si continuava a uccidere gli ecclesiastici e i cattolici praticanti.

La persecuzione cominciò con episodi isolati nel maggio del 1931, con l’incendio di chiese e di conventi, e terminò con il massacro di sacerdoti, religiosi e fedeli cattolici tra il 1936 il 1939. Perciò cade la tesi di quanti insistono nel dire che la persecuzione religiosa fu la risposta anticlericale al sollevamento militare del 18 luglio 1936. I martiri del XX secolo in Spagna furono persone con la stessa tempra spirituale dei martiri dei primi secoli, e di quelli di tutte le epoche. Furono cristiani che, giunta l’ora della verità, preferirono morire piuttosto che tradire la loro fede. Se a muovere i loro persecutori è una motivazione politica, di qualsiasi tipo, ad animare il cuore dei martiri è sempre un amore più forte della morte. I martiri muoiono vittima dell’odio reale che i loro carnefici provano per la fede cattolica da loro professata.

guerra-civile-spagna-persecuzioniL’opera comprende testi inediti su questa persecuzione scritti da vescovi, come pure un meticoloso richiamo al magistero pontificio ed episcopale legato alle beatificazioni e alle canonizzazioni che si descrivono. Offre inoltre una serie di dati storici, molti dei quali inediti, provenienti dall’Archivio Segreto Vaticano e pertanto sconosciuti finora al grande pubblico, su un periodo molto complesso e dibattuto della storia della Chiesa in Spagna.

Sei indici completi — nomi e cognomi, stato ecclesiastico o civile, luogo di nascita e luogo del martirio, autori citati, cronologia delle beatificazioni — fanno di questo lavoro anche un dizionario, crediamo prezioso, per avvicinarsi a una fase della storia della Chiesa in Spagna che occorre continuare a studiare, poiché su di essa sono stati espressi non pochi giudizi, spesso più debitori della violenza polemica che dell’amore per la verità.

Prima che la pioggia del tempo cancelli le orme di questi eroi, urge recuperare per la storia e per la memoria collettiva l’eredità spirituale di quegli uomini e di quelle donne che risplendettero per la loro coerenza e il loro coraggio nella difesa dei valori supremi della fede cristiana. Furono portatori di un messaggio di pace, di tolleranza, di concordia e di riconciliazione nazionale di fronte all’odio irrazionale che mosse le due Spagne contrapposte. Sono patrimonio della nazione e oggi continuano a essere esempi vivi per il superamento dei contrasti ideologici e per la promozione della fraternità e della solidarietà che tutte le ideologie predicano.