La “normalità moltiplicata” delle famiglie numerose. Non martiri ma «conservatori dell’avvenire e custodi del bell’amore»

«Se a tavola non ci fossero i miei fratelli avrei tutti gli occhi addosso, dovrei ascoltare mamma che parla del suo catechismo e papà del suo lavoro!». Atlante delle gioie e dei dolori di case piene di figli, naturali o in affido

Laura ha 15 anni e cinque fratelli più grandi, ci sono giorni in cui li adora e giorni in cui vorrebbe strozzarli, in ogni caso non riesce a immaginare la sua vita senza di loro. Soprattutto i pasti: «Non potrei sopportare per tutto il tempo gli occhi dei miei genitori puntati solo su di me, e le loro aspettative. Oltre che fonte di ansia, sarebbe anche noioso: dovrei ascoltare solo la mia mamma che parla del suo catechismo e il mio papà del suo lavoro!». L’idea che i fratelli se ne vadano da casa, come hanno fatto i due più grandi sposandosi, le mette una tristezza a cui trova rimedio con adolescente senso pratico: «Bando alla tristezza. Per ora mi godo gli aspetti positivi dell’abbandono del nido: ho già una camera più grande, meno tempo da aspettare per la doccia e, se sono veloce, più spazio sul divano per spaparanzarmi davanti alla tv!».

NORMALITÀ MOLTIPLICATA. È il punto di vista di un figlio, di uno dei tre, quattro, cinque ragazzi che popolano le cosiddette famiglie numerose. Realtà che troppo spesso, sia che le si voglia esaltare o criticare, vengono percepite come fenomeni da baraccone. E invece è guardandole con gli occhi entusiasti a sanamente opportunisti di chi le abita, come Laura, che emerge un dato banale e benedetto: sono famiglie normali. Luoghi dove si è allegri o tristi, né più né meno che in altre famiglie. Luoghi dove si fa di necessità virtù (sai quanto si divertono due gemelle a dormire nello stesso letto, una in direzione Nord e una in direzione Sud?), si litiga, si ride, si mangia. Certo, molte cose sono da moltiplicare: l’impegno dei genitori, i viaggi in macchina ad accompagnare i ragazzi a fare sport, le incombenze dei fratelli più grandi, gli zaini da mettere a posto, i libri da comperare.
E pure gli sguardi di disapprovazione da parte di ristoranti e alberghi surrettiziamente o palesemente vietati ai bambini, dove se arrivi con un passeggino sei teneramente esotico; se ti presenti col gemellare e un paio di pargoli a tracolla fai decisamente paura. Il ritorno della cicogna, curato da Regina Florio e Mario Sberna (Edizioni Cooperativa Firenze 2000) è il diario di questa normalità moltiplicata, perciò vi trovano posto i racconti dei numerosi figli e dei loro genitori e le riflessioni di chi li accompagna in un cammino iniziato dieci anni fa quando due papà si incontrarono davanti al banco del pesce del supermercato.

famiglie-numerose-logo-decennale.CONTRO LE MAMME MARTIRI. «Credo che non ci sia una categoria più antipatica e mal sopportabile della mamma colta da delirio di onnipotenza con sfumatura vittimistico-eroico-martire-mistica (che poi sarei io). Della mamma che esibisce la sua prole come un trofeo, che fa, come dice mio marito, “a gara di figli”, che snocciola le sue presunte abilità maternoorganizzativeculinariepedagogiche, che guarda con sufficienza le mono o bimamme». Il lavoro sporco lo fa Costanza Miriano. Tocca a lei, giornalista e scrittrice, fare una dichiarazione che è anche un mea culpa: basta con questa storia dell’eroismo, della famiglia come martirio che poi viene usata per giustificare le peggiori cialtronerie. La Miriano racconta di una Messa con i quattro figli al seguito, gli sguardi di disapprovazione di un’anziana signora per la quale il numero non era una scusante per il baccano. Da quell’episodio nasce un dialogo e una presa di coscienza che la scrittrice offre ai lettori: non facciamo niente di eccezionale, solo quello a cui siamo chiamati con immeritato privilegio.

«CONSERVATORI DELL’AVVENIRE». Perché la famiglia è un compito entusiasmante e significativo, come ricorda il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia monsignor Vincenzo Paglia, nell’introduzione al volume che esce in concomitanza con il decimo anniversario della fondazione dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn). «Occorre ridire – scrive Paglia – ciò che è la famiglia: quel luogo umano ove un uomo e una donna, e solo un uomo e una donna, si uniscono per amore e con amore generano figli e danno, insieme, continuità alla storia umana della solidarietà, della condivisione, della comunione, della gratuità. La famiglia è il miracolo della fede che sposta le montagne di egoismo e di solitudine e, essa sola, rende bello il presente e possibile il futuro. Qualcuno potrebbe dire che questi sono discorsi “conservatori”. Sì, e lo scrivo con convinzione: siamo “conservatori dell’avvenire” e custodi del “bell’amore”».

L’AFFIDO OLTRE LA TRIBÙ. Molte famiglie rappresentate nell’Anfn sono numerose per scelta naturale, altre per scelta affidataria. L’esperienza dell’affido è la declinazione più scevra dal sentimentalismo di quella che in queste pagine viene chiamata “apertura alla vita”. È l’aprire la porta di casa a qualcuno che non ci assomiglia, qualcuno, scrive Egle Castrezzati, che «quando entra per la prima volta nella nostra casa, non riconosce il nostro odore, non conosce la nostra storia, che non ha la forza e il coraggio di entrare nel nostro lettone quando arrivano i mostri della notte a ricordargli un passato ancora troppo doloroso; qualcuno che non ha nei suoi occhi la forma dei nostri occhi, nella sua bocca la forma della nostra bocca, nei suoi capelli il colore dei nostri capelli».

DIO BENEDICA I NONNI. Un altro capitolo inaspettato è dedicato ai nonni, autentica rete di salvataggio per i genitori e soprattutto enorme risorsa educativa per i nipoti. Sono i nonni quelli che hanno sempre tempo, con una disponibilità che anche quando non è logistica (tanti, effetto della riforma Fornero, lavorano sempre più a lungo) è sempre affettiva. «Quando gli chiedi qualcosa – scrive Mario Sberna – non ti rispondono mai: “Scusa, adesso non riesco, ho da fare questo o quest’altro con urgenza”. Tutti dovrebbero tentare di avere dei nonni, perché sono gli unici adulti che hanno sempre tempo per te».

L’ASSOCIAZIONE. Il ritorno della cicogna dà conto di un’avventura nata quasi per caso e cresciuta inaspettatamente nel tempo, tanto a livello di rete di solidarietà tra i soci, quanto a livello di visibilità mediatica, tutto grazie all’impegno gratuito di tutti i membri delle famiglie (papà, mamme, ma anche figli e nonni). «La famiglia, per loro, non è un concetto, o una statistica, ma la realtà quotidiana. I coordinatori incontrano amministratori e politici, fanno rete sul territorio, appaiono in tv per rispondere alla curiosità di chi vuole capire come si vive in una famiglia numerosa e come si campa con un solo stipendio».