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Da una rivoluzione all’altra. Da quella iniziata con Mani pulite trent’anni fa a quella invocata oggi per porre fine a una giustizia italiana ormai «schizofrenica». È questo il decisivo passo che invoca Carlo Nordio, magistrato, ex procuratore aggiunto a Venezia, protagonista di inchieste storiche, dalle Br venete alle coop rosse, nel suo Giustizia. Ultimo atto. Da Tangentopoli al crollo della magistratura.
Il senso di definitività dato dal titolo corrisponde al sentimento e all’analisi di un uomo di legge che, in questi trent’anni, s’è contraddistinto all’interno del panorama pubblico italiano come una sorta di unicum. Non solo per aver condotto le sue indagini seguendo scrupolosamente la legge (e basti per tutti l’esempio dell’inchiesta sul Mose, dove il riserbo è rimasto tale fino alla fine, il clamore mediatico evitato, le garanzie a tutela degli indagati rispettate), ma anche perché Nordio, spesso coraggiosamente e controcorrente rispetto alla...
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