La madre del tifoso Ciro Esposito: «Mio figlio non è morto, il suo cuore batte»

Il ragazzo era stato ferito gravemente durante gli scontri fuori dall’Olimpico il 3 maggio, e oggi l’agenzia Lapresse aveva diffuso la notizia che fosse morto. La famiglia chiede di rispettare il dolore: «Ciro è in coma irreversibile, ma è ancora vivo»

«Ciro non è morto, il suo cuore batte ancora»: così Michele, il fratello del tifoso del Napoli Ciro Esposito colpito durante gli scontri pre-partita a Roma fuori dallo stadio Olimpico il 3 maggio, ha smentito la notizia diffusa dall’agenzia Lapresse che il ragazzo fosse morto. La famiglia infatti ha voluto precisare che «È ancora vivo, anche se in coma irreversibile» e attraverso il proprio avvocato, Damiano De Rosa ha voluto aggiungere altri particolari, per smentire la notizia circolata a partire dalle 14 di oggi.

«TENUTO IN VITA DAI FARMACI». «Ciro è tenuto in vita dai farmaci e dai macchinari. La situazione è grave ma non è vera la notizia divulgata da alcuni organi di informazione che Ciro sarebbe morto» ha detto De Rosa. Il policlinico Agostino Gemelli oggi aveva solo avvertito che le condizioni del ragazzo erano precipitate, a seguito di un virus polmonare contratto in una situazione estremamente delicata, che ha portato anche a dei problemi all’intestino. Era stata la questura di Roma a confermare all’agenzia Lapresse che il ragazzo fosse «clinicamente morto». Il cappellano ha comunque dato l’estrema unzione al ragazzo oggi intorno alle 13.30: poi però è stata divulgata l’accorata dichiarazione della madre, che invita a rispettare il dolore della famiglia. Durissimo lo zio del tifoso, Vincenzo Esposito, che davanti all’ospedale ai giornalisti ha dichiarato: «Vogliamo giustizia dallo Stato, non vogliamo che il nome di mio nipote sia usato per altre violenze. Chi ha provocato questa tragedia deve pagare. Il questore e il prefetto di Roma devono dimettersi. Mio nipote sta morendo perché gli hanno sparato, ma anche perché è rimasto a terra un’ora senza soccorsi. Vogliamo De Santis condannato e questore e prefetto a casa per le loro negligenze».