La Legge di stabilità e i provvedimenti su famiglia, imprese, giovani e detenuti

La commissione bilancio ha approvato il primo pacchetto di emendamenti. E questa notte si esamina la materia fiscale. Ma può succedere ancora di tutto. Toccafondi (Pdl) ci spiega perché

Più soldi per il lavoro nelle carceri. Forse. Tra le destinazioni di spesa del fondo a disposizione della presidenza del Consiglio, dopo gli emendamenti alla legge di stabilità della commissione bilancio, fa infatti la sua comparsa anche l’attività lavorativa dei detenuti. Insieme al comitato paralimpico, al servizio civile e all’accoglienza dei minori dall’estero. Ma anche al fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per le università e alle missioni di pace, che da sole costano circa un miliardo di euro. Queste ultime due voci, pertanto, rischiano di fagocitare di fatto gli altri contributi ieri decisi dall’aula di Montecitorio. A fare il punto con tempi.it sulla legge di stabilità, su cui martedì 20 la Camera voterà la fiducia e che settimana prossima approderà al Senato per ulteriori emendamenti, è Gabriele Toccafondi, deputato Pdl. Quando Toccafondi ci ha risposto, l’aula aveva appena chiuso il capitolo esodati e quello sull’orario scolastico.

Toccafondi, a che punto sono i lavori dell’aula?
Ieri è stata decisa la creazione di un fondo per la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e per il credito d’imposta sulla ricerca e sviluppo, in modo da poter aiutare le imprese a dare lavoro ai ragazzi che escono dall’università. Il fondo sarà alimentato dalla progressiva riduzione degli stanziamenti destinati ai trasferimenti e contributi alle imprese. Se infatti fino ad ora i finanziamenti che abbiamo conosciuto erano a pioggia, ora c’è la necessità di abbattere i costi promuovere ricerca e sviluppo che sono un volano per l’economia.

Poi?
C’è un secondo fondo che verrà finanziato dai proventi della lotta all’evasione fiscale e dai risparmi sullo spread, la differenza tra la spesa per interessi sul debito prevista e quella effettiva. Le risorse accumulate, passando prima attraverso le verifiche dal Parlamento, saranno poi impiegate sia per mantenere l’equilibrio economico nazionale, ossia per non creare ulteriore deficit, sia per la riduzione strutturale della pressione fiscale e il contenimento degli oneri fiscali gravanti su famiglia e imprese. Se l’Italia farà un buon lavoro, dunque, i sacrifici delle famiglie saranno premiati sotto forma di minore pressione fiscale.

È possibile fare una stima dell’ammontare dei due fondi?
Ora no. Però sappiamo che gli interessi sul debito, che quest’anno erano previsti in un importo pari a 88 miliardi di euro, a fine anno saranno 86. Che significa due miliardi di risparmio sul debito.

Basta fondi?
No. Un’altra cosa decisa ieri è la sostituzione della generica e indistinta attribuzione del fondo da 900 milioni della presidenza del consiglio con precise destinazioni: 300 milioni al fondo per le politiche sociali, 200 alle persone non autosufficienti e con disabilità gravi come, per esempio, i malati di Sla, 50 alle integrazioni sulle borse di studio, 40 ai luoghi colpiti dalle calamità, 35 ai comuni dell’Abruzzo e 26 Alla città di L’Aquila.

È tutto?
Alla presidenza del consiglio resta la disponibilità di 315 milioni ma con l’indicazione precisa delle voci che dovranno essere finanziate. Tra queste ci sono il fondo nazionale per il servizio civile, il fondo nazionale per l’accoglienza dei minori non accompagnati, l’aumento dei fondi della legge Smuraglia per l’attività lavorativa dei detenuti e il comitato italiano paralimpico. C’è solo un problema.

Sarebbe?
Nell’elenco delle voci ce ne sono anche due molto grosse che rischiano di fagocitare tutta la dotazione del fondo. Si tratta delle spese per il finanziamento delle missioni di pace, che da sole costano circa un miliardo di euro, e dell’Ffo, il fondo di finanziamento ordinario delle università che era stato tagliato di molti soldi e che ora è stato messo qua dentro. Ma non è che con una esigua dotazione si possa fare tutto.

Questa notte invece in aula approverete gli emendamenti fiscali, giusto?
Già. Lo scoglio più grande è proprio la materia fiscale. E il governo, che non è stupido, sa che questo è un problema politico. L’aumento dell’Iva dal 10 all’11 per cento sarebbe una mazzata per tutte le famiglie. Non si deve fare. Io penso che alla fine resterà solo quello sull’Iva al 21 che passerà al 22 per cento. Lo sconto sull’Irpef invece probabilmente non verrà fatto a chiunque indistintamente. Ma almeno così si può recuperare quel miliardo e mezzo che ci consentirà di scongiurare l’adozione di tetti e franchigie sulle spese deducibili e detraibili. La strada imboccata sembra questa, ma vogliamo vederla nero su bianco. Il mutuo sulla casa in cui si abita è una delle poche voci su cui si riesce a detrarre, così come accade per le spese sugli asili nido, le spese mediche, le adozioni internazionali e le erogazioni liberali alle onlus. Tutte spese che oggi si possono portare in detrazione, fosse anche solo per 80 euro l’anno che comunque fanno la differenza per molti, ma che con la franchigia non si potrà più. La famiglia non va difesa a parole ma nei fatti. Noi, come Pdl, ci stiamo lavorando.