La Finanziaria siciliana di Crocetta: molti aiuti ai precari, pochi alle Pmi

Lillo Miceli (La Sicilia): «Il bilancio è ingessato dalle spese per i dipendenti pubblici e per i precari. Ma Crocetta ha reinserito i fondi ad enti meritevoli, come il Banco alimentare»

 «Ci sarà una riqualificazione della spesa. Non abbiamo presentato un elenco di associazioni da finanziare. Basta contributi a pioggia: da ora verranno finanziati solo gli enti che presentano progetti concreti» aveva promesso il governatore Rosario Crocetta a tempi.it, alla vigilia del voto della finanziaria. La notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, con una maratona durata sino alle 7 del mattino, l’Assemblea regionale siciliana ha votati la finanziaria, e questa promessa sembra in parte mantenuta.
Il giornalista de La Sicilia Lillo Miceli, che ha seguito in prima persona tutte le fasi di presentazione e di voto della manovra, spiega: «Qualche taglio è stato in effetti eseguito, per lo meno degli sprechi del passato più in vista. Molto altro resta da fare, ma ci sono decenni di stratificati interessi da combattere. E poi la Finanziaria è ingessata dalle decine di migliaia di precari che la Regione non può lasciare per strada».

Nella tabella H risultano oggi finanziati 25 milioni a 136 nuove associazioni. Tra le voci, va segnalato che ritornano per fortuna i finanziamenti al Banco Alimentare, prima soppressi, e ad una miriade di altri enti. Cosa ne pensa?
Ci sono molti enti benemeriti nella tabella H, che in effetti meritano la conferma dei fondi tagliati inizialmente dalla finanziaria. Tra questi, a mero titolo d’esempio, penso alle Fondazione per la lotta alla mafia, come il Centro studi Pio La Terra, alle associazioni che assistono i malati terminali, o quelle che operano nel welfare come il Banco alimentare. Ciò non toglie che nel lungo elenco di associazioni siano rientrate anche le cause perorate a fine elettorale da qualche deputato, o enti di che non hanno poi tutta questa rilevanza. Non è facile elencarli tutti, ma ad esempio si legge di un contributo di 323 mila euro all’Istituto superiore di giornalismo, quando sono stati tagliati invece fondi alle università e soprattutto quando anche noi giornalisti non sappiamo cosa veramente faccia. Ecco è la prova che c’è ancora da fare. Il vero problema però è un altro: la finanziaria siciliana è ingessata.

Cioè?
Ci sono sempre meno risorse, dopo i tagli alle regioni a statuto speciale dei governi Berlusconi e Monti, che gravano del 50 per cento sulla Sicilia, per circa due miliardi. Soldi che si sommano ad un buco lasciato dal governo Lombardo, per circa 3 miliardi complessivi che vengono così a mancare. In questo contesto è molto difficile varare una finanziaria. Il bilancio di questa regione siciliana è ingessato. I pagamenti di stipendi e pensioni ai dipendenti, la quota di partecipazione al fondo sanitario nazionale (che in Sicilia è del 49 per cento), i numerosi precari degli enti locali che non si possono mettere in strada, così come i dei forestali. Già solo queste voci risucchiano la maggiorparte dei fondi. Fanno la parte del leone. Nella manovra di Crocetta è vero comunque che sono stati fatti alcuni tagli, e che alcune voci sono state ripristinate, solo se il finanziamento è legato a una contabilità in ordine degli enti, che impedisce l’abuso di consulenze esterne del passato.

Confartigianato sicilia ha lamentato troppa attenzione per i precari, e nulla per la piccola e media impresa. È cosi?
Hanno ragione, non ci sono stati grosse misure per l’imprenditoria in genere. Sono stati introdotti degli sgravi fiscali per le assunzioni di giovani, ma si tratta di poca cosa e non credo cambierà molto. Oltre al fondo di microcredito per le famiglie (con un massimo di 7 mila euro a famiglia), è stato inserito un Fondo di credito per le imprese da 20 milioni di euro. L’Istituto di microcredito siciliano dividerà questa somma come un contributo per pagare le cartelle esattoriali delle pmi, rilevate da more e interessi. Se gli imprenditori dimostrano di avere dei debiti molto rilevanti e precise caratteristiche, saranno aiutati a mettersi in regola con il fisco attraverso un prestito a tasso molto agevolato. Per evitare che i 20 milioni fossero appannaggio alle imprese più grosse, si è deciso che il 60 per cento sarà destinato a piccole-medie imprese con debiti fino a 500 mila euro; il 40 per cento restante alle micro-imprese con debiti entro i 50 mila euro. Le uniche risorse che la Sicilia ha ora a disposizione sono i fondi europei e ora dovrà varare un programma congruo per usarli e sfruttarli per il rilancio.

Pensa che i tagli effettuati ai costi della macchina burocratica regionale, con il 20 per cento in meno a tutti gli assessorati, siano stati sufficienti?
No, secondo me si poteva fare di più riguardo ai costi della macchina burocratica regionale, ma va ricordata la stratificazione di interessi degli ultimi decenni, e solo con un lavoro certosino si potranno fare ulteriori tagli.