La Corte Suprema promuove la riforma sanitaria di Obama, repubblicani e cattolici insorgono

Il voto del presidente conservatore Roberts sovverte i pronostici. Ma i cattolici promettono battaglia, mentre Romney dichiara di voler vincere per «sbarazzarsi dell’Obamacare».

A sorpresa è passata la riforma di Obama che per la prima volta nella storia degli Stati Uniti obbliga ogni persona ad assicurarsi, anche contro la sua volontà, e che costringe le istituzioni private, gli ospedali e le scuole cattoliche a pagare ai propri dipendenti, fruitori e studenti assicurazioni che comprendono la contraccezione e l’aborto. Nonostante questo, la riforma è passata con 5 voti a favore e 4 contrari. Contro si sono schierati i giudici Antonin Scalia, Anthony Kennedy, Clarence Thomas e Samuel Alito. A determinare la vittoria è stato invece a sorpresa il presidente John Roberts, conservatore, che ha votato a favore della legge.

I cattolici, che da mesi stanno protestando insieme a molti altri cristiani, ebrei e anche non credenti, hanno detto che non si fermeranno davanti alla decisione. Anzi l’arcivescovo di Baltimora, William Lori, a Roma per incontrare il pontefice Benedetto XVI, ha dichiarato che la «Chiesa non si fermerà nella sua battaglia per la difesa della libertà religiosa». Se sarà necessario si arriverà anche a chiedere la disobbedienza civile, avevano già dichiarato i vescovi in caso di un esito favorevole alla riforma. Sono già giunti appelli per ulteriori denunce al governo.

Per ora comunque i repubblicani, che già si erano preparati a una simile eventualità, pur credendola improbabile, hanno presentato al Senato emendamenti che toccano la norma nei suoi punti più critici, come quello appunto che nega il diritto all’obiezione di coscienza. Il senatore repubblicano Roy Blunt ha infatti chiesto di votare per la possibilità «di ogni singolo cittadino di rifiutarsi di pagare per gli aborti e la contraccezione». Altri puntano sulla sconfitta di Obama alle elezioni di novembre come unica possibilità di «sbarazzarsi dell’Obamacare», come ha dichiarato subito dopo la decisione lo sfidante repubblicano di Obama, Mitt Romney. Ma a ribellarsi sono anche i 26 stati che avevano sollevato dubbi di incostituzionalità e che non hanno ancora provveduto a rendere effettiva la legge, sebbene fosse stata varata nel 2009. L’obiezione principale, oltre alla lesione del diritto all’obiezione di coscienza, riguarda l’acquisto di un’assicurazione sanitaria, in quanto non rientra nelle competenze del potere legislativo federale influenzare il mercato del lavoro fino a questo punto.

Se i repubblicani non vincessero, però, dal 2014 le compagnie assicurative saranno obbligate a stipulare una polizza che non superi una certa percentuale del reddito del cliente e che dovrà includere trattamenti obbligatori. Ma quel che per gli Americani rappresenta una rivoluzione poco liberale è il fatto che un cittadino che non volesse assicurarsi andrà incontro a pesanti sanzioni. Cioè sarà punito per un reato inattivo. Fra le preoccupazioni dei contrari alla riforma c’è invece l’impoverimento della middle class che si troverà a pagare somme ingenti per assicurare tutti, come hanno sottolineato più volte gli avvocati del dipartimento di Giustizia David Rivkin e Lee Casey.