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Diviso, litigioso e senza leader. È il Campo largo a stelle e strisce

Di Mattia Ferraresi
21 Ottobre 2026
I democratici non hanno capito il fenomeno Trump e ora si ritrovano spaccati in tre fazioni: i centristi dell’establishment, i socialisti e gli adepti dell’abbondanza. Alle elezioni di Midterm forse vinceranno, ma faticheranno a trovare una qualche sintesi
Josh Shapiro, governatore democratico della Pennsylvania, è considerato il centrista più presentabile in vista delle elezioni presidenziali del 2028
Josh Shapiro, governatore democratico della Pennsylvania, è considerato il centrista più presentabile in vista delle elezioni presidenziali del 2028 (Foto Ansa)

Il Partito democratico che si agita per strappare, almeno in parte, il controllo del Congresso degli Stati Uniti al Partito repubblicano ormai incerto sulla fedeltà al padrone deve fare i conti con l’inesorabile realtà di avere perso almeno dieci anni di tempo. Dieci anni fa Donald Trump ha sbaragliato in modo imprevisto uno stuolo di concorrenti molto più titolati di lui (ci voleva poco) e si è preso con un colpo di mano il partito e la presidenza. Ma soprattutto ha seppellito l’establishment repubblicano e l’agenda di un partito che era stato dominato per varie generazioni dal paradigma Reagan-Bush, fatto di infinita fiducia nel mercato e visione internazionalista con postura aggressiva al servizio della missione civilizzatrice americana. Un altro modo di dire la stessa cosa è che Trump è stato il rottamatore di un partito liberale di destra. Quel partito era stato forgiato nel contesto della Guerra fredda, ricalibrato negli entusiastici e devastanti anni Novanta, poi si era militari...

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