La coppia sposata è omosessuale, il tribunale italiano riconosce il ricongiungimento

Flavio e Rafael si sono sposati in Spagna, dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso ha valore legale. Rafael, avendo bisogno del permesso di soggiorno, chiede il ricongiungimento familiare. Anche se in Italia il matrimonio omosessuale non è riconosciuto, il tribunale ha concesso il ricongiungimento dopo che il questore l’aveva negato.

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In Italia il matrimonio omosessuale non è riconosciuto, ma un tribunale ha legiferato come se lo fosse. La vicenda riguarda un italiano, Flavio, sposato con l’uruguaiano Rafael. I due sono convolati a nozze in Spagna, Stato in cui la legge permette alle persone dello stesso sesso di sposarsi. Per vivere in Italia, però, Rafael doveva chiedere il permesso di soggiorno. I modi per farlo sono molti. Il più semplice, in questo caso, sarebbe stato quello di presentare un contratto di lavoro in questura. Ma Rafael ha scelto di usare il ricongiungimento familiare, che permette di ottenere il permesso di soggiorno in tutta Europa a chi sia sposato con un cittadino membro dell’Unione Europea.

Il questore, però, aveva respinto la domanda, dato che per l’Italia quel matrimonio non esiste. Forse la cosa non era nota all’associazione radicale Certi diritti, che si è adoperata per sostenere la causa di Rafael consigliandogli la strada più ardua. Ma si sa che al no della questura può seguire un ricorso al Tribunale civile. E così è stato. Nell’ottobre dell’anno scorso l’associazione ha presentato il ricorso al tribunale di Reggio Emilia, facendo leva su una sentenza della Corte di Cassazione, che fa riferimento ai trattati di Schengen e di Lisbona, stipulati tra i paesi dell’Unione Europea, per cui la nozione di coniuge dipende dall’ordinamento dello Stato dell’Ue in cui viene contratto il matrimonio. Il 14 febbraio scorso il giudice civile, Domenica Sabrina Tanasi, ha emesso la sentenza dopo aver accolto il ricorso. Aggiungendo alla motivazione legata alla sentenza della Corte di Cassazione un’altra della Corte Costituzionale italiana (la 138/210). La quale, pur non riconoscendo il matrimonio omosessuale, ammette «la convivenza tra due persone dello stesso sesso», dando loro «il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia». Di questo diritto, considerato fondamentale, il giudice ha ritenuto espressione quello dell’unità familiare riconosciuta anche in questo caso.

In effetti, dal momento che in alcuni Stati il matrimonio omosessuale è ormai permesso, i trattati europei sono facilmente interpretabili a favore del riconoscimento, se non del matrimonio, del ricongiungimento familiare di queste coppie. È proprio su questo che l’associazione Certi Diritti ha fatto leva. Festeggiando così la vittoria: «Questa sentenza rappresenta un passo in avanti per l’affermazione della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso». Perché ora il governo potrà più facilmente «riconoscere queste unioni», anche «tra i cittadini italiani, come richiesto dalla Corte costituzionale». Di leggi italiane del Parlamento in merito non c’è infatti traccia. Tanto che il tribunale di Reggio Emilia ha sentenziato sulla base di altre sentenze.
Twitter: @frigeriobenedet

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