L’Italia è l’unico Stato al mondo ad avere petrolio e a impedirne l’estrazione. «Ma cosa c’è nella testa di questo paese?»

L’esperto di energia Chicco Testa scrive una lettera di fuoco al Foglio per criticare una mozione di alcuni senatori che hanno chiesto la moratoria totale sulle estrazioni

«Ma che cosa c’è nella testa di questo paese?». Comincia con questa domanda una lettera inviata oggi al Foglio da Chicco Testa, esperto di energia, presidente di Assoelettrica e membro del Board and Management della Mediterranean Oil & Gas Plc, compagnia attiva nell’esplorazione e nella produzione di idrocarburi liquidi e gassosi nell’area del Mediterraneo.

UNA MORATORIA ASSURDA. «Cosa c’è nella testa di quei senatori che hanno approvato una mozione che chiede una moratoria totale sulle estrazioni petrolifere in mare? Lo sanno i senatori che l’Italia importa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico? Che esso proviene tutto da aree del mondo a rischio geopolitico? (…) Che i soldi che spendiamo per importare petrolio e gas alimentano spesso le casse di regimi antidemocratici, teocratici e corrotti?», continua la lettera.

«REGALIAMO IL NOSTRO PETROLIO». Perché, si chiede Testa, «in ogni paese del mondo avere petrolio sottoterra e in mare è considerata una fortuna, una benedizione e in Italia invece le attività estrattive vengono ostacolate in tutti i modi? Fino ad arrivare che il petrolio italiano corre il rischio di essere sfruttato, nell’Adriatico e nel Tirreno, dai paesi confinanti (…)? Perché? Regaliamoglielo, che è meglio. Perché l’insalata deve essere a chilometro zero e il petrolio invece sta bene a chilometri mille?».

ADDIO INVESTIMENTI. La dura requisitoria del presidente di Assoelettrica evidenza un’anomalia tutta italiana specialmente in un periodo di crisi come questo: «Per non parlare delle litanie senza senso sul lavoro da creare e sugli investimenti esteri che non ci sono. Nel settore petrolifero sarebbero possibili miliardi di investimenti, che invece se ne scappano, mentre gli investitori fuggono attoniti e ci guardano come si guardano i pazzi e si domandano: “Ma che cosa c0è nelle teste di questo paese?”».