L’Europa ci esorta a uscire dal «torpore decennale». L’anno scorso hanno chiuso 111 mila imprese

Da Bruxelles arriva il monito al nuovo Governo: «Mettere mano al debito pubblico e alla debole competitività. Occorre crescita robusta e prolungata del Pil». Intanto nel 2013 hanno chiuso 111mila imprese

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«Squilibri eccessivi» che impongono all’Italia un intervento «urgente e deciso», e che paragonano il nostro paese a Slovenia e Croazia, le uniche nazioni che per Bruxelles sono ancora in condizioni economiche così precarie. La radiografia che la Commissione europea ha fatto della situazione economica del nostro Paese impone al nuovo governo Renzi di affrontare al più presto i problemi della sua economia, per diminuire i rischi per il Paese e per tutta la zona euro. «L’Italia deve mettere mano al suo debito pubblico molto elevato e alla sua debole competitività. Ambedue queste fragilità hanno le proprie radici in una perdurante bassa crescita della produttività», è l’indicazione che si legge nella relazione che questa mattina è stata resa pubblica.

SERVE UNA CRESCITA ROBUSTA DEL PIL. Non c’è più la Spagna tra i Paesi dagli squilibri macroeconomici eccessivi, mentre non vengono considerate le nazioni sottoposte ad aiuti, come Grecia, Cipro e Portogallo. L’Italia rimane in fondo e col suo immobilismo obbliga la Commissione Europea ad alzare i livelli d’allerta sulla sua economia, esigendo «surplus primari molto alti, e al di sopra dei livelli storici», e «una crescita robusta del Pil per un periodo prolungato». Come spiega Il Sole 24 Ore, «il richiamo della Commissione non è per nulla banale. Nasconde la constatazione che in questi ultimi tre anni, complice la crisi debitoria, il paese ha fatto molto per ridurre il proprio deficit pubblico, ma poco per modernizzare la propria economia. L’esecutivo comunitario esorta quindi l’Italia a introdurre quelle riforme economiche che molti osservatori, anche italiani, considerano indispensabili per aiutare l’economia a uscire da un torpore ormai decennale». Da Bruxelles ci si attende cambiamenti lasciando libero il Paese di prenderli. Altrimenti interverranno loro, con riforme pensate in sede europea e possibili sanzioni pari allo 0,1 per cento del Pil.

NEL 2013 HANNO CHIUSO 111 MILA IMPRESE. Parole che riverberano con potenza nei giorni in cui il Cerved (sigla specializzata nell’analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito) dipinge lo stato di crisi delle aziende in Italia: nel 2013 hanno chiuso 111 mila imprese, il 7 per cento in più rispetto a un anno fa. Numeri che fanno impressione, specie se si pensa che, dietro a questa moria, c’è una grossa responsabilità dello Stato: il debito delle imprese con la pubblica amministrazione viaggia tra i 75 e gli 80 miliardi di euro. I concordati preventivi, rispetto al 2012, sono più che raddoppiati, le liquidazioni volontarie sono cresciute del 5,6 per cento, mentre i fallimenti del 12 per cento, e questo sebbene l’anno prima fossero calati del 4,5 per cento. C’è un ulteriore dato preoccupante: crescono con ritmi cospicui le aziende che chiudono i battenti pure nelle regioni solitamente più produttive come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

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