“Perché facciamo impresa e con che scopo?”. La Compagnia delle opere torna con un Manifesto a porsi la domanda che la fece nascere nel 1986. E oggi? Risponde il vicepresidente Alessandro Bracci
FOTO: ramos / unsplash
Un’amicizia, ideale e operativa, che dura ininterrotta da 40 anni. Facendo compagnia a tanti imprenditori che non rinunciano a far fruttare i loro talenti. Nemmeno di fronte alla complessità di sfide inimmaginabili, dalle pandemie all’intelligenza artificiale, dalle grandi dimissioni alle guerre che ridisegnano gli equilibri geopolitici, ed economici, mondiali. È la Compagnia delle opere che, per celebrare le quattro decadi di vita, ha redatto un Manifesto che rilancia nel dibattito pubblico sul lavoro l’origine di un’associazione nata per aiutare alcuni amici di una cooperativa di Alcamo, in Sicilia, che non riuscivano a commercializzare il loro vino.
A raccontare a Tempi in che modo Cdo sta riscoprendo oggi quell’impeto iniziale è Alessandro Bracci, cinquantenne pesarese, presidente e ad del gruppo dell’abbigliamento Teddy, nonché vicepresidente nazionale Cdo. Certo che, come affermava don Luigi Giussani nel 1992, a Milano, citato nel Manifesto, «non si può rispondere al proprio bis...
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