José Maria, il bottegaio che previde il suo martirio per mano dei repubblicani spagnoli

Martire della guerra civile spagnola, morì a 21 anni guardando in faccia i carnefici mentre gridava «Viva Cristo Re!»

Il prossimo 13 ottobre, in una cerimonia presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi e rappresentante di papa Francesco per questa occasione, saranno beatificati a Tarragona 522 martiri della guerra civile spagnola, fra i quali figurano molti religiosi ma anche diversi laici, persone comuni che diedero la vita per non dover rinnegare la propria fede. Si tratta, per la Conferenza episcopale spagnola, di uno degli eventi principali dell’Anno della fede.
Nei giorni scorsi monsignor Vicente Cárcel Ortí, storico e autore di diversi libri sui cattolici spagnoli perseguitati dai repubblicani negli anni Trenta, ha spiegato in un’intervista a tempi.it l’importanza di questo evento per la Chiesa. Con questo articolo comincia una serie dedicata alle storie dei martiri laici che saranno beatificati a ottobre.

Proprietario di un negozio di alimentari nel paesino di Rus, non riusciva mai a far fruttare tutte le potenzialità della sua attività. Non perché non sapesse gestirla, ma perché José María Poyatos Ruiz, con le sue numerose opere di carità, non voleva lasciare senza cibo nemmeno chi non sarebbe mai riuscito a ripagarlo. José María nacque nel 1914 a Vílches, Jaén, tredicesimo di 15 fratelli e nello stesso paese spagnolo fu assassinato dal Fronte popolare nel 1936, durante la terribile ondata di persecuzioni anticattoliche da parte dei repubblicani. È uno dei 522 martiri della guerra civile iberica che saranno beatificati il prossimo 13 ottobre a Tarragona. Chi lo aveva conosciuto, lo descrisse ai postulatori della sua causa come un giovane cattolico che testimoniava con spontanea normalità la sua fede tra i giovani. I suoi amici lo ricordavano come «bello, affettuoso e mai timoroso di parlare della propria fede in questi tempi difficili».

LA PREMONIZIONE. Il ragazzo si trasferì a Ubeda, per le difficoltà economiche in cui versava, ma anche per l’inasprimento delle persecuzioni anticattoliche. Qui trovò lavoro in una fabbrica di oli e vino, mentre nel centro parrocchiale di San Nicola di Bari si distingueva fra i membri dell’Azione Cattolica e dell’Adorazione notturna. José María comprendeva bene gli eventi che stavano travolgendo la Spagna ma rimase fermo nella fede pur sapendo che la Chiesa avrebbe sofferto la persecuzione. Ne era cosciente al punto da prevedere il sua stesso martirio. «Il giorno di santa Teresina e di san Francesco non ti dimenticherò mai», disse alla sorella Maria. «Verranno loro da me, perché io di certo non ho intenzione di cercare la morte, e mi porteranno nel posto in cui devo andare per testimoniare; laggiù, per quanto mi chiederanno non dirò nulla contro niente e nessuno; puoi stare tranquilla. Poi mi legheranno e mi porteranno verso il luogo destinato».

«VIVA CRISTO RE!». Era la descrizione esatta di quello che gli sarebbe accaduto poco tempo dopo: all’età di 21 anni, il 3 ottobre 1936, giorno della festa di santa Teresa del Bambino Gesù, José María fu perquisito, arrestato, portato a testimoniare, poi legato con le mani al petto e trasferito al cimitero dove, accanto alla croce sull’entrata, fu fatto girare di spalle. Lui, con grande coraggio, chiese di morire guardando in faccia i suoi assassini, i quali lo accontentarono. I colpi sparati dai fucili degli assassini repubblicani, però, non riuscivano ad attraversare il torace di José María, rimbalzando miracolosamente indietro mentre lui gridava: «Viva Cristo Re!». Ciò provocò una furia ancora maggiore nei suoi carnefici, che con un colpo alla testa gli ruppero l’osso del collo uccidendolo.