Italia comunità senza futuro? La deriva non è più scontata

Il convegno di Milano è uno dei segnali più chiari che si può recuperare azione e fiducia. Non si tratta di alzare barriere nei confronti di nessuno, ma di mostrare a tutti che si lavora “per”

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incontro-famiglia-regione-omofobia-adinolfi-maroni-tempiCapita che battaglie importanti siano lasciate a metà, o messe da parte, perché la pressione mediatica è così forte da non saper resistere, o perché si tende a somigliare alla caricatura nella quale gli avversari provano a incasellarci, quella di chi fa “bau bau” e non va oltre. Dieci anni fa il Parlamento italiano approvava una buona legge sulla fecondazione artificiale e un’ottima riforma delle norme sulla droga, respingeva ipotesi di leggi antiomofobia e difendeva con successo l’uso del Crocifisso nei luoghi pubblici. Invece di rilanciare, più d’uno negli anni seguenti ha pensato che non fosse il caso di insistere: col risultato che quel che di positivo era stato realizzato è stato cancellato con poche battute e con scarsa reazione.

Il convegno di sabato 17 gennaio a Milano è uno dei segnali più chiari che si può – e quindi si deve – recuperare azione e fiducia: in se stessi, nelle proprie famiglie, nella propria nazione. Che la deriva italiana di una comunità senza futuro, perché costituita da un numero crescente di anziani e decrescente di bambini, non è data per scontata né per ineluttabile. Che la pressione mediatica, per quanto violenta e falsificatrice, non impedisce che migliaia di persone restino in strada per ore, non avendo trovato posto nella sala della manifestazione, pur di testimoniare vicinanza. Che istituzioni ben orientate, come la Regione Lombardia, il suo presidente e chi collabora con lui, non retrocedano di un millimetro e, anzi, rilanciano. Che in questa legislatura la drastica riduzione in Parlamento e nel Governo della presenza di cattolici e di persone di buona volontà non significa fine dei cattolici in politica: se mai, è incentivo a rendere più profonde le ragioni culturali di un impegno da rinnovare e da radicare con maggiore convinzione.

Milano può rappresentare il punto di svolta se chi ha operato per realizzarlo e chi ha guardato a esso con speranza prosegue senza curarsi dell’ostilità mediatica. Non si tratta di alzare barriere nei confronti di nessuno, ma di mostrare a tutti che si lavora “per”: anzitutto per rendere meno complicata la vita quotidiana delle famiglie italiane, per rimuovere gli ostacoli che il fisco pone a ogni passo, per far sì che la scelta di mettere al mondo un altro figlio non sia un gesto eroico ma un atto ragionevole, in virtù di un quadro esterno più favorevole; per far sì che ciò avvenga quando i figli sono piccoli e la necessità di aiuto concreto è maggiore; perché con la scuola si collabori e cessi il sospetto derivante dall’imposizione nelle aule di «corsi di indottrinamento» – per riprendere l’espressione di Papa Francesco – che con l’istruzione non hanno nulla a che fare. L’impegno assunto da Roberto Maroni di trasformare il convegno di sabato in un forum permanente per la famiglia garantisce che la Regione Lombardia, dopo essere stata la prima importante istituzione negli ultimi anni a spendersi pubblicamente in favore delle famiglie, diventi un ente pilota, per la parte che rientra nelle sue competenze, per misure concrete a sostegno dei matrimoni e della formazione di nuclei familiari.   

È evidente che il lavoro “per” include la difesa dagli attacchi costituiti dalle dissennate iniziative legislative in corso, che si aggiungono alle leggi altrettanto dissennate approvate nei mesi scorsi; è irrealistico costruire un edificio mentre altri ci sparano sopra: impedire a costoro di puntare l’arma è il minimo del buon senso. Milano ha confermato che è possibile e che il popolo della vita e della famiglia c’è. Proseguire è un entusiasmante dovere verso se stessi e verso l’Italia.

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