Israele-Hamas. La posizione della Santa Sede: «Cercare di annientare gli altri non elimina i loro diritti»

Monsignor Tomasi, osservatore vaticano all’Onu, condanna «l’uso sproporzionato della forza» da parte dello Stato ebraico e «il lancio di missili verso la popolazione» da parte di Hamas

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Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è intervenuto mercoledì 23 luglio a Ginevra davanti al Consigli per i diritti umani dell’Onu, in occasione del voto per l’apertura di una inchiesta sui crimini compiuti dai due fronti nella guerra in corso nella Striscia di Gaza (risoluzione infine passata con 29 voti a favore, uno contrario, quello degli Stati Uniti, e 17 astenuti, tra cui tutti i paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia). Monsignor Tomasi ha invocato a Israele e Hamas una tregua immediata per consentire l’ingresso di aiuti umanitari in favore della popolazione colpita. Ai microfoni di Radio Vaticana, l’osservatore vaticano ha descritto le parti in causa come «due mondi che non si parlano e che cercano di trovare la soluzione dei problemi attraverso la violenza che mai porta risultati».

Riguardo alla commissione d’inchiesta incaricata dall’Onu, invece, nella stessa intervista ha riassunto la posizione della Santa Sede in questi termini: «Certamente la Commissione dovrà esaminare l’uso sproporzionato della forza che viene fatto dall’esercito d’Israele, quando distrugge, come dice, per ragioni di difesa militare (ma di fatto distrugge) case di privati e attacca strutture sanitarie, bombarda famiglie. Devono anche essere con la stessa oggettività esaminati questi gruppi palestinesi, che controllano l’utilizzo dei missili lanciati verso la popolazione civile israeliana. Quindi, il compito di questa Commissione non sarà facile. Si sono decise altre Commissioni nel passato, che non hanno veramente portato molti risultati: fanno il loro rapporto che viene comunicato ai Paesi membri delle Nazioni Unite; si riflette su questi rapporti e sulle raccomandazioni che vengono fatte, però poi l’attuazione di queste direttive rimane sempre campata in aria. Manca, infatti, mi sembra, la volontà politica di arrivare a risolvere il problema alla radice, rispettando i diritti di tutti: i diritti degli israeliani di vivere nel loro Stato in pace e sicurezza, senza essere attaccati, e il diritto dei palestinesi di avere anche loro una vita degna e poter affermare la loro identità attraverso uno Stato».

Di seguito riportiamo un articolo pubblicato ieri da Zenit in cui si dà conto delle parole pronunciate da Tomasi a Ginevra.

Tratto da Zenit.org – «La violenza non porterà da nessuna parte né ora né in futuro». Le parole pronunciate domenica scorsa dal Papa, al termine dell’Angelus, vengono rievocate da mons. Silvano Maria Tomasi nel corso dell’intervento a Ginevra, alla sessione speciale del Consiglio Onu per i diritti umani dedicata al precipitare della situazione a Gaza.

La posizione della Santa Sede è chiara, a favore di una riconciliazione che avvenga quanto prima. «La perpetrazione di ingiustizie e la violazione dei diritti umani, in particolare il diritto alla vita e a vivere in pace e sicurezza – ha detto mons. Tomasi – seminano semi freschi di odio e risentimento. Si sta consolidando una cultura della violenza, i cui frutti sono distruzione e morte. Nel lungo periodo, non ci potranno essere vincitori nella tragedia attuale, solo più sofferenza».

Sofferenza oggi acuita dall’alto numero di vittime civili. «La maggior parte delle vittime – ha detto ancora mons. Tomasi – sono civili, che dal diritto umanitario internazionale, dovrebbero essere protetti. Le Nazioni Unite stimano che circa il settanta per cento dei palestinesi uccisi sono civili innocenti». Allo stesso tempo, il presule condanna «i razzi diretti indiscriminatamente verso obiettivi civili in Israele».

L’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu ha dunque scandito: «Le coscienze sono paralizzate da un clima di violenza prolungata, che cerca di imporre la soluzione attraverso l’annientamento dell’altro. Demonizzare gli altri, tuttavia, non elimina i loro diritti. Invece, la strada per il futuro, sta nel riconoscere la nostra comune umanità».

Facendo riferimento a quanto detto da papa Francesco a Betlemme durante il pellegrinaggio in Terra Santa, mons. Tomasi ha richiamato tutti ad «avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti». «La legittima aspirazione alla sicurezza, da un lato – ha proseguito il presule – e di condizioni di vita dignitose, dall’altro, con l’accesso ai normali mezzi di esistenza, come medicine, acqua e posti di lavoro, riflette un diritto umano fondamentale, senza il quale la pace è molto difficile da mantenere».

Secondo mons. Tomasi, «il peggioramento della situazione a Gaza è un richiamo incessante alla necessità di arrivare a un cessate il fuoco immediato e di avviare negoziati per una pace duratura». Mons. Tomasi cita un discorso di Papa Francesco a Betlemme nel suo pellegrinaggio in Terra Santa: «Per il bene di tutti, aveva detto il Pontefice, vi è la necessità di intensificare gli sforzi e iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti».

Per questo diventa fondamentale interrompere la spirale di morte che sta dilaniando Gaza, poiché «la violenza porterà solo più sofferenza, devastazione e morte, e impedirà che la pace diventi una realtà. La strategia della violenza può essere contagiosa e diventare incontrollabile». Per combattere la violenza e le sue conseguenze negative – ha rilevato – «dobbiamo evitare di abituarci a uccidere». In un momento in cui «la brutalità è comune e le violazioni dei diritti umani sono onnipresenti, non dobbiamo diventare indifferenti, ma rispondere positivamente al fine di attenuare un conflitto che riguarda tutti noi», ha concluso mons. Tomasi.

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