Israele attacca la Siria «ma non vuole immischiarsi nella guerra»

Israele ieri ha distrutto un deposito di armi di Assad, vicino a Damasco. Intervista ad Angelo Pezzana sulla strategia di Tel Aviv

Israele non ha confermato né smentito, ma l’attacco aereo che ha distrutto ieri un deposito di armi appena fuori Damasco sembra sia partito proprio da Tel Aviv. Dall’inizio della guerra civile in Siria tra il regime di Bashar al-Assad e i ribelli, che ha già causato oltre 80 mila vittime, è la terza volta che Israele attacca la Siria dopo venerdì scorso, quando ha distrutto un convoglio di armi diretto in Libano, e gennaio.

ARMI DISTRUTTE. «Il condizionale è d’obbligo ma anche senza la conferma di Israele, credo proprio che l’attacco sia avvenuto» dichiara a tempi.it Angelo Pezzana, fondatore di Informazione corretta. «Le armi contenute in quel deposito non solo potevano essere usate da Assad contro il suo stesso popolo ma potevano anche essere consegnate a Hezbollah, che dal Libano potrebbero attaccare Israele in qualunque momento».

LEGITTIMA DIFESA. L’organizzazione terroristica libanese è impegnata da mesi nel conflitto siriano con l’alleato sciita iraniano a fianco di Assad contro i ribelli sunniti. «Questo attacco non rientra solo nella logica di legittima difesa israeliana – continua Pezzana – è anche un’azione che da più parti in Occidente si chiedeva di fare ma che Obama non ha mai autorizzato, non volendo immischiarsi in un’altra guerra».

REAZIONI ARABE. Dopo l’attacco la Siria ha parlato di «dichiarazione di guerra» e l’Iran ha avvisato «Tel Aviv» che questa mossa «gli si ritorcerà contro». Israele rischia di coinvolgersi nella guerra siriana ma secondo Pezzana «il rischio è calcolato e l’esito di questi attacchi è positivo. Molti paesi arabi che oggi tuonano contro Israele non sarebbero affatto dispiaciuti dal crollo di Assad. Parlo, ad esempio, di Egitto e Arabia Saudita. Il mondo arabo infatti è molto diviso al suo interno e si mostra unito solo quando c’è da aggredire Israele. Lancia spesso accuse, ma dietro non c’è nessuna possibilità di un reale intervento».

DIALOGO O ARMI. Israele dunque non rischia le vendette di Siria e Iran? «Netanyahu dopo l’attacco doveva partire per la Cina, ma ha rimandato il viaggio per una riunione di emergenza. Visto però che ha rimandato la partenza di sole due ore, credo che la preoccupazione ci sia, ma neanche troppa». Se Israele attacca direttamente Assad, gli Stati Uniti stanno pensando se armare i ribelli contro il regime. Sembra che la comunità internazionale non riesca a trovare un’altra via d’uscita per la soluzione della crisi siriana al di fuori delle armi: «Israele non ha nessuna intenzione di entrare nella guerra civile siriana ma farà molta attenzione a tenere ben saldi e sicuri i suoi confini. Detto questo, il dialogo tra le due parti in Siria è impossibile. Dialogo è una parola magica che ha senso se entrambe le parti sono su posizioni simili. Qui c’è un governo che massacra il suo popolo da una parte e un gruppo di ribelli in gran parte dominati da al-Qaeda. Quale dialogo è possibile? Nessuno. Sembra che l’unica soluzione stia nell’uso della forza, che spesso sembra l’unico conosciuto dal mondo arabo e musulmano».