Isabel Díaz Ayuso risponde all’aborto riconoscendo i bimbi in grembo

Di Caterina Giojelli
16 Ottobre 2025
Sánchez vuole blindare l’aborto nella Costituzione, la presidente della comunità di Madrid difende la coscienza dei medici e riconosce il nascituro come parte della famiglia. Una lezione di libertà contro il moralismo progressista
Isabel Díaz Ayuso, con capelli mossi castani e un abito floreale, parla a un microfono con la scritta “Madrid Directo” durante un’intervista all’aperto, con persone sfocate sullo sfondo
Isabel Díaz Ayuso durante un’intervista a Madrid (foto Ansa)

Non bastano ai progressisti un milione di aborti in dieci anni. «Ne volete di più? Pensate che non siano abbastanza? Io penso che sia una cifra atroce e un fallimento come società».

Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunidad de Madrid, parla chiaro e rispedisce al mittente l’ordine di presentare il registro dei medici obiettori di coscienza imposto dal governo Sánchez, dal Psoe e da Más Madrid.

Ayuso: «Ho subito due aborti. Sánchez si crede Dio?»

«Non ho intenzione di costringere un medico ad agire contro la sua coscienza o la sua libertà, e non ho intenzione di creare una black list», taglia corto la leader del Partito Popolare. E aggiunge, con quella calma che precede le tempeste: nella sua regione nessuno verrà schedato, né per avere abortito né per non averlo fatto, tanto meno i medici. «E se vi sembra poco, beh, andatevene in un’altra comunità».

Poi la stoccata al premier: «Spiegherò che sono una donna. Una donna libera, e che lo sono stata per tutta la vita; che ho sofferto la perdita di due bambini. Purtroppo ho subito la tragedia dell’aborto due volte. So cosa significa. Ho bisogno di essere ammonita dal Primo Ministro? Chi si crede di essere il Primo Ministro per parlare a nome di tutte le donne? E poi, si crede Dio per parlare a nome della vita con tanta facilità e frivolezza?».

Sánchez vuole l’aborto in Costituzione

Da settimane il governo spagnolo ha riportato l’aborto al centro del dibattito politico. Dopo le polemiche che hanno travolto la maggioranza madrilena del PP e il sindaco José Luis Martínez Almeida – reo di avere approvato la proposta di Vox di informare le donne sulla “sindrome post-aborto”, poi costretto a una rocambolesca marcia indietro – Sánchez punta tutto su un’operazione simbolica: inserire l’aborto nella Costituzione.

Dicono i socialisti che la riforma serva a “blindare” il diritto all’interruzione di gravidanza contro eventuali regressioni, ma non è Ayuso il vero bersaglio. Né si può dire che Sánchez si sia improvvisamente innamorato della causa abortista: l’obiettivo è un altro, mettere alle strette Alberto Núñez Feijóo.

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La trappola al PP

Il Partido Popular è un partito a geometria variabile, dove convivono liberali, cattolici e moderati di ogni tipo. Sull’aborto non ha mai assunto una linea netta per non spaccare l’elettorato, ma la riforma costituzionale dell’articolo 43 lo costringe a scegliere. Servono i tre quinti dei voti tra Congresso e Senato, e senza il PP la riforma non passa.

E qui scatta la trappola. Qualunque mossa faccia Feijóo, perde: se appoggia la riforma, perde la base pro-vita; se vota contro o si astiene, viene bollato come nemico dei “diritti delle donne” e consegna a Sánchez la narrazione perfetta – PP e Vox come la stessa destra reazionaria, utile al socialismo di governo.

Per i socialisti a Madrid non si abortisce abbastanza

È l’ennesimo colpo da maestro del premier: l’aborto come trappola politica e arma di distrazione di massa. Mentre si allontanano le ombre della corruzione, Feijóo resta col cerino in mano e Ayuso, cane sciolto e libera, gli ruba la scena.

Una volta riaperta la discussione in Parlamento, il PP dovrà quindi esigere da Ayuso – la più popolare e indocile del partito – il rispetto della legge del 2023: «La legge prevede che debba istituire un registro degli oppositori all’interruzione volontaria di gravidanza». Il riferimento del premier è all’”allarme” lanciato dalla ministra della Salute, Mónica García: a Madrid si abortisce troppo poco. Su 106.000 aborti annui, solo uno su cinque avviene in un ospedale pubblico.

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«La sinistra vuole più aborti? Nessuno violerà la libertà di coscienza»

La risposta di Ayuso è però, ancora una volta, un manifesto politico: «Ne volete di più? L’aborto in Spagna è legale, ma deve essere sicuro e, soprattutto, deve essere raro». Raro, parola impronunciabile nei salotti del progressismo spagnolo. Madrid, aggiunge, continuerà ad applicare la legge «nel rispetto e nell’anonimato dei professionisti, tutelati dalla Costituzione spagnola. Libertà di coscienza, e nessuno può essere costretto a dichiarare le proprie convinzioni».

Ma Ayuso non si limita a difendersi. Contrattacca. Ai giochetti politici e alle derive mortifere del Psoe, la Comunidad de Madrid oppone una legge che riconosce il nascituro come membro dell’unità familiare già nel grembo materno: gesto concreto e simbolico insieme, che afferma che la vita dell’embrione non è un diritto da bilanciare, ma un dono da proteggere.

Ayuso propone una legge per i nascituri

La proposta – ora in consultazione pubblica – prevede che una madre possa accedere a benefici sociali e fiscali già dal momento in cui l’esistenza dell’embrione viene certificata dal medico. Deduzioni per spese scolastiche, status di “famiglia numerosa” per chi attende il terzo figlio, esenzioni e borse di studio, trasporti pubblici, accesso all’alloggio e agli impianti sportivi. Una riforma che entrerà in vigore nella primavera 2026 e si inserisce nella “Strategia 2022-2026 per la tutela della maternità e della paternità”, con oltre ottanta iniziative già attive: incentivi economici, sostegni alla conciliazione, benefici fiscali, politiche familiari potenziate (Tempi ve ne aveva parlato qui).

Madrid sarebbe la prima regione spagnola a introdurre questa misura in modo generale. In Galizia e altrove esistono norme parziali, ma mai un riconoscimento così esplicito. Non attribuisce al concepito personalità giuridica piena, ma effetti amministrativi: se la gravidanza non va a termine, il diritto decade. Tuttavia rappresenta una risposta concreta alle “lezioni del sanchezismo” sulle donne.

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L’arma della libertà

Dopo anni di retorica sui diritti e sulla liberazione femminile dalle “costrizioni della morale cattolica”, Ayuso capovolge il paradigma. Libertà di coscienza, libertà di tenere il bambino. Maternità non come campo di battaglia ideologica, ma come destino che merita protezione.

Nel contesto di un paese in declino demografico, non è un gesto simbolico ma un principio politico: riportare la natalità al centro, creare consenso attorno alle madri, elevare il dibattito pubblico. Isabel Díaz Ayuso non è la pasionaria di Vox, né l’anti-femminista di ritorno che Sánchez vorrebbe come avversario perfetto: difende la coscienza, non l’imposizione; la vita, non la propaganda; la donna reale, non il suo simulacro ideologico. Con l’arma più inaccettabile per la sinistra spagnola: quella della libertà.

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