Irina, sopravvissuta ai gulag, e Ilya che tornò dalla Siberia

La poetessa simbolo della malvagità sovietica e il pittore che mise nella stessa tela Lenin, lo zar Nicola II, i Beatles, Hitler e il papa, con Cristo fluttuante in cielo

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Glazunov 2

«E vi dirò la prima cosa bella/ che ho visto in prigionia/ i vetri della finestra velati dal ghiaccio». Figlia d’intellettuali, poetessa e credente, laureata in fisica, aveva voluto trasmettere in una scuola primaria della provincia sovietica il suo sapere e i suoi sentimenti. Irina Ratushinskaya non era un’oppositrice programmatica del regime, solo riteneva giusto insegnare quello in cui credeva. Perché l’amministrazione scolastica, invece di espellerla dalla scuola come d’uso con chi non si piegava all’ideologia di Stato, la destinasse al gulag non si capì mai.

Nel mondo libero Irina divenne il simbolo della malvagità sovietica: mentre le sue poesie avevano il meritato successo, un pastore anglicano trascorse la quaresima del 1986 chiuso in una gabbia per ricordare al mondo la sua condizione. In ottobre, come auspicio dell’incontro di Reykjavik tra Reagan e Gorbaciov Irina fu liberata. In Inghilterra le fu pronosticato che non avrebbe potuto avere figli: ebbe due gemelli. Fu invitata da università e istituzioni. Decise però che i suoi figli sarebbero cresciuti in Russia: il successo letterario si affievolì senza mai spegnersi del tutto.

***

Quando, ancora studente d’arte all’Istituto Repin, vinse nel 1956 il Gran premio al concorso internazionale di Praga per giovani artisti, Ilya Glazunov divenne una celebrità. L’anno seguente gli fu dedicata una personale alla Casa dei Lavoratori dell’Arte a Mosca. Un suo quadro che mostrava una donna distesa nuda sul letto mentre il compagno guardava fuori dalla finestra suscitò lo sdegno dell’Accademia sovietica delle Arti. Quanto a realismo il giovanotto era attrezzato, ma con il socialismo cosa c’entrava? Escluso dagli ambienti ufficiali, si fece un nome come ritrattista e l’élite sovietica lo accettò: Leonida Brezhnev stesso posò per lui. Ma quando mise sulla stessa tela Lenin, lo zar Nicola II, i Beatles, Hitler e il papa, con Cristo fluttuante in cielo, nessuno trovò improprio che fosse mandato in Siberia a ritrarre minatori. Ma il regime cadde: Glazunov poté finalmente esprimere il suo nazionalismo acceso. La nuova élite gli affidò il restauro del Cremlino e la ricostruzione della Cattedrale di Cristo salvatore a Mosca.

Irina Ratushinskaya è morta mercoledì 5 luglio, a 63 anni. Ilya Glazunov è morto domenica 9 luglio, a 87 anni.n

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