Iraq. Cristiani difendono con le armi un villaggio strappato allo Stato islamico

La milizia fa la guardia a Barkufa per «difendere le nostre chiese». Ma per il patriarca Sako, combattere senza i curdi «è un suicidio, la cosa più logica è entrare nelle forze armate»

Una settantina di cristiani in armi fanno la guardia e controllano dai tetti delle case di Barkufa le terre circostanti. Il villaggio cristiano del nord dell’Iraq si trova ad appena 30 chilometri da Mosul ed è stato riconquistato il mese scorso dai Peshmerga curdi, che hanno messo in fuga i soldati dello Stato islamico.

MILIZIA CRISTIANA. Ora la bandiera nera del Califfato è stata sostituita da quella dell’Assyrian Patriotic Party e la città composta da 95 case è stata affidata a un gruppo cristiano, denominato Dwekh Nawsha (“sacrificio”). La milizia fa la guardia giorno e notte e spera che la stabilità conquistata duri abbastanza a lungo per far tornare nel villaggio le famiglie oggi sfollate nel Kurdistan.

«ERAVAMO IMPOTENTI». «Ci siamo trovati impotenti», dichiara il vicecomandante Caesar Jacob, come riportato da ankawa.com. «Collaboriamo con i peshmerga ma la difesa della nostra terra oggi e nel futuro dipende da noi». Il comandante, Albert Kisso, evidenziando tutta la frustrazione dei cristiani che contavano sull’intervento della comunità internazionale per la liberazione dei villaggi, aggiunge: «La provincia di Ninive ha bisogno di essere protetta e formare questa milizia è stata la logica conseguenza».

«DIFENDIAMO LE NOSTRE CHIESE». «La nostra priorità ora è proteggere i figli di questa regione e la regione stessa, inclusi i suoi monasteri, le sue chiese, gli artefatti», continua Kisso. I cristiani non sono soli in questa guerra, i peshmerga li aiutano: «Siamo venuti qui per proteggere i nostri fratelli e le loro case», dichiara Abdul Rahman Kawriny, il comandante locale dell’esercito curdo. «C’è costante cooperazione e assistenza. Siamo sempre insieme».

«È UN SUICIDIO». Il patriarca dei cattolici caldei, Louis Raphael I Sako, si è sempre opposto alla creazione di milizie cristiane, al contrario di alcuni responsabili della Chiesa siro-ortodossa. A tempi.it ha dichiarato: «I partiti che promuovono queste milizie sono piccoli e non esercitano influenza sulla politica generale. Organizzare milizie cristiane in queste condizioni è un suicidio. Chi vuole difendere o riconquistare i villaggi farebbe bene a integrarsi nell’esercito nazionale, oppure per quanto riguarda la regione settentrionale nei peshmerga. La verità è che la maggioranza dei cristiani non si fida più di niente e di nessuno, nemmeno dei vicini di villaggio di altra religione: molti di essi hanno partecipato alle razzie contro i villaggi cristiani. La cosa più logica è entrare nelle forze armate dei curdi. Isolate, le milizie cristiane costituirebbero un facile bersaglio».