Inghilterra, dove è “sessista” offrire un posto a sedere ad una donna incinta


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Paradossale vicenda accaduta al ministro Jo Swinson, al settimo mese di gravidanza. Mercoledì nessuno l’ha fatta sedere alla House of Commons: «È sessista pensare che non sappia stare in piedi»

Gesto di cavalleria o discriminazione sessista? È l’assurdo aut-aut con cui sono alle prese gli inglesi, dopo aver letto la storia di Jo Swinson, giovane ministro britannico per le Pari Opportunità, incinta al settimo mese.
Mercoledì scorso la futura mamma è arrivata in ritardo alle audizioni della House of Commons, il parlamento inglese, e nessun parlamentare le ha offerto un posto a sedere. E non essendoci nell’aula scranni sufficienti per tutti i presenti, la donna è dovuta rimanere in piedi. Angheria maschilista contro una donna in evidente stato di bisogno? Tutt’altro, le accuse di discriminazione non si sono alzate verso gli scortesi colleghi parlamentari della Swinson, bensì verso chi criticava gli stessi di maleducazione e scarsa cortesia.

«NON È INVALIDA». «È sessista pensare che la Swinson non sia in grado di stare in piedi. Non è un’invalida, è incinta». Questa è la battuta che si legge su tanti giornali d’Oltremanica, riferita a fonti vicine al ministro, sostenitrice dei diritti delle donne.
Insomma, pare che sia stata la stessa Swinson, in prima linea per i diritti delle donne, a non farsi avanti per chiedere a qualcuno di lasciarle il posto a sedere. Per ora dal ministro non è arrivato alcun commento, ma le frasi riferite al suo collaboratore continuano a suscitare domande: «L’idea che “sei una povera donna, al settimo mese di gravidanza, vuoi assolutamente sederti” è abbastanza sessista, la Swinson è capace di cavarsela da sola», continua la fonte.
La vicenda sembra paradossale, all’origine c’è semplicemente la distrazione dei parlamentari che non hanno visto la donna in piedi alle loro spalle. Ma il polverone sollevato rivela bene gli eccessi cui punta l’ideologia dell’uguaglianza, in una società che pialla ogni diversità più essenziale. Dove anche un normale gesto di gentilezza rischia di trasformarsi in molestia maschilista.