India, cristiani obbligati a venerare la dea e accusati di conversioni forzate

Preti, pastori, missionari nel mirino dei suprematisti indù. Chi offre lavoro o istruzione rischia il carcere. E le scuole cattoliche devono provare di avere onorato il Vasant Panchami

Tutti gli studenti dovranno celebrare il Vasant Panchami e adorare la dea Saraswati recitando le preghiere indù e svolgendo rituali previsti dalla festa che segna l’arrivo della primavera. Ogni scuola dovrà inoltre fornire prova delle celebrazioni avvenute inviando alle autorità documentazioni fotografiche. È questa la direttiva emanata l’11 febbraio scorso dall’amministrazione dei territori dell’Unione indiana di Dadra e Nagar Haveli (Dnh) e Daman e Diu per obbligare con effetto immediato tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, comprese quelle cristiane a organizzare il programma della festa indù che si celebra il 16 febbraio, rendendo omaggio alla dea «che simboleggia la conoscenza, la saggezza, la purezza e la verità» e quindi presentare un verbale di adempimento accompagnato da fotografie entro il giorno successivo.

STUDENTI OBBLIGATI A VENERARE LA DEA INDÙ

A poco sono serviti gli appelli al governo dello United Christian Forum, organizzazione per i diritti umani con sede a Nuova Delhi: imporre a bambini e ragazzi la venerazione della dea «lede gravemente il diritto alla libertà di religione e la libertà di istituire e amministrare istituzioni educative di loro scelta come garantito e protetto nella costituzione dell’India per tutte le minoranze». L’Ucf ricorda come nel 2019 le stesse due amministrazioni avessero cercato di cancellare il Venerdì santo (insieme al Natale l’unica festa crstiana riconosciuta come pubblica) dalla lista delle feste ufficiali, e solo l’intervento dell’Arta Corte di Mumbai, a cui si era appellata la Chiesa indiana, era riuscito a ripristinare la festività. Quanto stabilito dai due territori avrebbe infatti rappresentato un pericoloso precedente giudiziario per la libertà religiosa in un paese fondato sulla laicità dello Stato.

LA LAICITÀ IMPOSSIBILE

Nella sua storica sentenza SR Bommai V. Union of India (1994) la Corte suprema aveva richiamato l’ingiunzione costituzionale a separare religione e potere dello Stato dichiarando che «la tolleranza religiosa e l’uguaglianza di trattamento tra tutti i gruppi, la protezione delle loro vite, proprietà e luoghi di culto, costituiscono una parte essenziale del secolarismo sancito dalla Costituzione». Nonostante rappresenti solo il 2 per cento della popolazione, circa 20 milioni di persone, la Chiesa cattolica in India è presente in ospedali, opere caritatevoli e gestisce 54 mila scuole che accolgono circa 60 milioni di studenti. Tuttavia le famigerate leggi “anti-conversione”, che dal 1968 impongono la richiesta di autorizzazione alla polizia per cambiare religione, stanno portando all’incarcerazione indiscriminata di preti, pastori e fedeli.

LE LEGGI ANTI-CONVERSIONE

Una forma moderna di persecuzione inasprita negli stati guidati dal partito nazionalista Bjp di Narendra Modi che ha portato ad assalti a seminaristi, missionari, presidi: «Se una scuola di una minoranza religiosa offre istruzione o lavoro gratuiti a una persona bisognosa, i suoi responsabili potranno essere accusati di tentata conversione», ha commentato padre Maria Stephan, portavoce della Chiesa cattolica nello stato indiano del Madhya Pradesh dove il 9 gennaio è stata approvata la più severa legge anti-conversione dell’India che prevede pene fino a dieci anni di carcere per chiunque sia sospettato di avere convertito una o più persone con forza o lusinghe.

23 CASI IN 23 GIORNI

Ventitré casi in ventitré giorni: dal 9 gennaio tanti sono stati gli episodi registrati dalle autorità e puniti dalla nuova legge. Tra gli imputati immediatamente incarcerati c’è anche l’insegnante cristiano Chhatar Singh Katre, colpevole di aver festeggiato l’ammissione della figlia all’università organizzando un incontro di preghiera. Secondo padre Stephan la nuova legge attribuisce potere illimitato ai radicali indù «che spesso attaccano i cristiani con l’accusa di conversione». Una preoccupazione che trova riscontro nei continui abusi di norme simili in vigore negli stati di Odisha, Uttar Pradesh, Arunachal Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Jharkhand, Himachal Pradesh, Uttarakhand, e condivisa oggi dai cristiani dello Uttar Pradesh, la cui legge anti-conversione è al vaglio della Corte Suprema.

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