La «moderna» persecuzione dei cristiani in India

Massacri, discriminazioni, violenze, insulti. La testimonianza del segretario generale della Conferenza episcopale: «Gli indù hanno fatto irruzione in una scuola, pretendendo che il prete venerasse la “Madre India”»

Pubblichiamo una nostra traduzione della testimonianza che monsignor Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza episcopale indiana, ha tenuto in diverse città francesi tra il 23 e il 29 marzo in occasione della Notte dei testimoni organizzata da Aide à l’Église en détresse. Oltre al vescovo indiano, nella stessa occasione, è intervenuto anche l’arcivescovo di Kinshasa (Congo), monsignor Fridolin Ambongo, intervistato qui da tempi.it.

Cari fratelli e sorelle di Francia, vi porto i saluti e l’affetto dei cattolici dell’India. Siamo molto riconoscenti alla Chiesa in Francia perché la Francia è la figlia prediletta della Chiesa. Voi ci avete donato tanti santi, missionari e martiri.

La Chiesa cattolica in India rappresenta solo il 2 per cento della popolazione, cioè 20 milioni di persone. Noi gestiamo 54 mila scuole che accolgono circa 60 milioni di studenti. Noi serviamo la Chiesa, i poveri, specialmente i più poveri, attraverso ospedali, cliniche e altre opere sociali. Fino ad ora, non abbiamo mai avuto problemi in India.

Ma di recente i cristiani hanno subito una campagna di odio e ci troviamo di fronte a quella che potrei chiamare una forma moderna di persecuzione nella quale le leggi sono utilizzate contro la Chiesa cattolica per impedirle di essere al servizio dei più poveri.

In India abbiamo leggi chiamate “anti-conversione” in virtù delle quali, se qualcuno vuole cambiare religione, deve prima chiedere l’autorizzazione alla polizia. La prima legge di questo tipo è stata adottata nel 1968 e da allora sette Stati in India l’hanno adottata. Nessun cristiano è mai stato condannato ma molti preti, religiose e laici sono stati incarcerati fino a quando non sono stati riconosciuti non colpevoli.

Nel 1998 abbiamo avuto il primo vero episodio di odio. Un pastore protestante australiano, che era al servizio dei più poveri nello Stato di Orissa, aveva l’abitudine di dormire nella sua automobile. Viveva insieme ai due figli di 10 e 12 anni. Una notte una folla ha circondato la macchina e le ha dato fuoco. Nonostante i bambini piangessero e urlassero, non li hanno lasciati uscire.

Dieci anni più tardi, nel 2008, più di cento cristiani sono stati uccisi e le loro case bruciate. L’incidente è avvenuto in Orissa e più di 50 mila persone hanno dovuto trovare rifugio nella foresta. Era il giorno dopo Natale. Sono dovuti restare nella foresta per oltre un anno.

Molti mezzi legali vengono utilizzati per impedirci di lavorare nelle nostre scuole, nei nostri dispensari e anche per impedirci di finanziare le nostre attività. Potrei parlarvi di casi per tutta la notte ma voglio solo citare due o tre incidenti.

Nel 2017, due preti e trenta seminaristi che cantavano inni di Natale nei villaggi sono stati accerchiati da una folla che li ha picchiati, consegnati alla polizia, bruciando le loro automobili. Invece che arrestare gli aggressori, la polizia ha rinchiuso preti e seminaristi in prigione. Non li hanno rilasciati fino a quando non sono andato a parlare con il ministro dell’Interno, in qualità di segretario generale della Conferenza episcopale.

Un altro incidente, sempre a Natale: 40 giovani uomini violenti sono entrati in una scuola dove si trovavano 8.500 studenti, tra i quali circa 80 cristiani. Queste persone hanno imposto al direttore della scuola, un sacerdote, che venerasse una dea indù, la “Madre India”. Lui si è rifiutato e loro gli hanno detto che sarebbero ritornati dopo otto giorni, il 4 gennaio. Ho informato il ministro dell’Interno e 300 poliziotti armati sono stati posti a difesa della scuola. Il 4 gennaio sono dunque tornati: più di 800 uomini violenti armati si sono presentati ed è solo grazie alla presenza della polizia se la scuola è stata salvata.

Il governatore di Jharkhand, lo Stato da dove provengo, ha pagato una pubblicità, pubblicata in prima pagina su tutti i giornali, nella quale c’era scritto che i missionari cristiani volevano convertire tutti i dalit e le popolazioni tribali. Si diceva che queste popolazioni erano stupide come delle vacche, ignoranti e che non sapevano distinguere tra Maometto e Gesù. Una settimana più tardi è stata adottata una legge anti-conversione nello Stato.

Potrei raccontarvi di molti altri incidenti. Ci sono organizzazioni induiste che hanno dichiarato che da qui al 2025 l’India diventerà una nazione puramente indù. E dicono che i musulmani devono andarsene in Pakistan e i cristiani devono tutti trasferirsi in Vaticano o in qualche altro paese cristiano.

Cari fratelli e sorelle, posso dirvi una cosa: la Chiesa in India è giovane e piena di speranza. Noi non abbiamo paura e non avremo paura. Noi siamo coscienti dei nostri diritti costituzionali, noi abbiamo il diritto di praticare la nostra fede e di predicare il Vangelo. Sono felice di dirvi che abbiamo molte vocazioni sacerdotali e religiose; la maggior parte di queste viene dallo Stato di Orissa, dove dieci anni fa ha avuto luogo il massacro. Il sangue dei martiri ci ha donato la grazia delle vocazioni.

Noi siamo anche felici che i missionari indiani siano inviati dappertutto nel mondo, in tanti paesi, a svolgere la loro missione. Noi siamo felici di poter portare la fede a voi, che anni fa l’avete portata a noi. Grazie di tutto quello che fate per noi. Grazie per il sostegno che date ad Aiuto alla Chiesa che soffre. Da parte nostra, noi possiamo offrirvi soltanto le nostre preghiere: che Dio vi benedica, sia con voi e vi protegga sempre.

Foto Ansa