«Non abbiamo il diritto di uccidere le nostre figlie». India, mancano all’appello 12 milioni di bambine

Il primo ministro Modi lancia una campagna per frenare l’aborto selettivo delle bambine. Gli impressionanti numeri del femminicidio

Oltre che non garantire una discendenza, avere una figlia femmina è un onere a cui molte famiglie indiane preferiscono ovviare con l’aborto.
Sarebbero queste le ragioni che hanno ridotto pericolosamente il numero delle donne nel paese e che hanno spinto il primo ministro, Narendra Modi, a lanciare settimana scorsa l’allarme, presentando la campagna “Beti bachao, beti padhao” (“Salva tua figlia, educa tua figlia”).

UCCIDERE LE NOSTRE FIGLIE. «Nei nostri quartieri, le bambine vengono facilmente uccise nei ventri delle loro madri senza che noi proviamo dolore», ha detto Modi. «Non abbiamo il diritto di uccidere le nostre figlie (…) Il primo ministro di questo paese vi prega di risparmiare la vita delle vostre figlie», ha ripetuto. «Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e smettere di credere che i ragazzi siano meglio delle ragazze», altrimenti dovremo «subirne le conseguenze», ha avvertito, scongiurando i medici di smettere di praticare aborti e di utilizzare le loro competenze per salvare vite umane.

I NUMERI. Secondo alcuni dati in India ci sono circa 837 donne ogni mille uomini (quasi il 20 per cento in meno). In totale sono circa 12 milioni le femmine abortite tra il 1980 e il 2010, come rivelato da uno studio del 2011 pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, che ha sottolineato come tale pratica non sia spiegabile per motivazioni puramente economiche. Il massacro, secondo la ricerca, riguarda anche le famiglie benestanti e colte che possono pagare i test prenatali, mentre le più povere spesso sopprimono le bambine una volta nate. Motivo per cui fra il 1985 e il 2005 si sono registrate un milione e 800 mila morti prima dei sei anni, con un tasso di mortalità 75 volte più elevato di quello dei maschi. Le cifre del femminicidio sono poi state descritte l’anno scorso anche dall’Onu che ha rilanciato l’allarme, mentre il governo ha identificato i 100 distretti in cui il fenomeno è più diffuso, nonostante la legge vieti esplicitamente l’aborto selettivo dal 1961. La selezione in base al sesso ha prodotto anche altri squilibri, come il traffico di essere umani, lo stupro o la condivisione delle mogli.