In Francia non si possono sculacciare i bambini (ma privarli di un padre sì)

La legge contro la “punizione corporale” vuole che l’autorità genitoriale venga esercitata «senza violenza fisica, verbale o psicologica». Ma è solo l’ennesima misura demagogica di un paese capace di giravolte mortali sui diritti-desideri dei genitori

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Tagliamo corto, l’educazione si fa a mani nude. Troppe istituzioni, nessuna avventura: educare è una guerra, non basta il bon ton. Premesse a mo’ di slogan tutte queste ovvietà, raccontiamo ora cosa sta avvenendo in Francia, dove al grido di «non educhiamo alla paura» il ministro della sanità Agnès Buzin ha espresso pieno sostegno alla nuova legge contro la “punizione corporale”, già approvata in prima lettura dall’Assemblea nazionale. Ovviamente educare «è il ruolo primario dei genitori», precisa il ministro, ma «lo Stato ha anche una missione, proteggere la dignità e l’integrità dei bambini» e la violenza «presumibilmente educativa» può avere «conseguenze disastrose per il loro sviluppo».

RIEDUCARE I GENITORI

Il testo del disegno di legge, presentato dal Movimento Democratico (MoDem) e sostenuto da La République en Marche del presidente Emmanuel Macron, intende assicurare che l’autorità genitoriale venga d’ora in poi esercitata «senza violenza» di nessun tipo, compresa la violenza «fisica, verbale o psicologica». In altre parole niente più sculacciate, schiaffoni, scapaccioni, chitemmuort in francese. Si tratta di un testo simbolico che non prevede nuove sanzioni per padri e madri maneschi (il codice penale francese proibisce già chiaramente la violenza fisica sui bambini, e la considera “aggravata” se esercitata in famiglia nei confronti di un ragazzo sotto i 15 anni), ma come spiega il relatore centrista Maud Petit ha un «obiettivo pedagogico»: «Porre fine alla possibilità per i giudici di riconoscere un “diritto di correzione” ereditato dal XIX secolo che non ha pertanto nessuna esistenza nel codice penale».

EUROPA CONTRO LA SCULACCIATA

Il divieto consentirebbe anche al paese di rispettare i trattati internazionali: già ripresa dal Consiglio d’Europa nel 2015 e dal Comitato dei bambini delle Nazioni Unite nel 2016, la Francia diventerebbe così il 55° Stato a vietare le punizioni corporali, aderendo all’Iniziativa globale per porre fine a tutte le punizioni corporali di bambini, adottata per la prima volta dalla Svezia nel 1979. Non è il primo tentativo della République: già in passato il bando della sculacciata – in un paese in cui secondo la Ong Childhood Foundation, l’85 per cento dei genitori “alza le mani” – è stato oggetto di normativa (il divieto era stato incluso anche nella legge “Uguaglianza e cittadinanza”, censurata nel gennaio 2017 dalla Corte costituzionale perché adottata sotto forma di emendamento a una legge con un altro oggetto).

Diversi politici di destra e di estrema destra hanno preso parte al dibattito in commissione parlando di «ingerenza», «attentato alla libertà dei genitori», proposta «ridicola», tanto più se promossa dal MoDem, il cui presidente François Bayrou, durante la campagna per le presidenziali del 2002 schiaffeggiò un bambino («Il ragazzo è diventato un delinquente, la prova che quei metodi non funzionano», pare sia stata la replica).

LOTTA DI GENERE

Nessuno vuole sostenere un diritto al maltrattamento. Tuttavia la Francia, così capace di giravolte mortali in tema di diritti e desideri dei genitori che poco c’entrano con il bene dei bambini, come ad esempio autorizzare «la fabbricazione di bambini senza padre» o il «figlio per tutti», la Francia, che dalla lotta di classe passa alla lotta di genere per approdare alla colpevolizzazione preventiva del genitore, ricorda tanto quel proverbiale carro messo davanti ai buoi. Porterà a qualcosa ancorare ancora una volta tutto a una motivazione etica, pigiare sull’acceleratore della normativa, richiedere a un genitore un surplus di autoregolamentazione (pena la sanzione morale), identificare il buon senso con il rispetto delle regole?

PADRI ELIMINATI

La Francia ha un problema educativo, verissimo, e una storia che è la dimostrazione lampante che tra princìpi astratti e guerre che di questi princìpi si fanno portabandiera esiste un’insanabile discrasia. Sappiamo tutti dove ha portato l’enfasi posta sull’educazione alla legalità e ai diritti di cittadinanza (con tutta la prosopopea del politically correct, multiculturalismo, antirazzismo eccetera): rileggetevi cosa raccontava a Tempi François-Xavier Bellamy, l’insegnante che con la sua profonda indagine sulla crisi dell’educazione nella République ha scosso il paese.
Nella grancassa dei dibattiti sui diritti che fanno sfacelo dei bisogni e della responsabilità della famiglia, il luogo fallibile per eccellenza, della possibilità dell’errore, della colpa e del rischio educativo, ergo da raddrizzare a suon di leggi e decreti, ha senso mettere all’indice a scopo pedagogico la sculacciata? Non è l’ennesimo caso di Stato Mammona che rivendica l’ultima parola sui bambini? E da quando sculacciare un figlio dovrebbe essere più riprovevole, per esempio, di privarlo di un padre?

Foto Ansa

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