Illustre presidente Renzi, i soli compitini che lei deve fare davvero in Europa riguardano l’emergenza immigrati. Eccoli

Modificare la Convenzione di Dublino, ridefinire il bilancio alla voce rifugiati, affrontare la crisi libica. Agenda per quel che resta del nostro semestre Ue

Illustre presidente del Consiglio, «un uomo che muore in un incidente è un dramma, mezzo milione di morti sono un dato statistico». Nel romanzo di John le Carré La spia che venne dal freddo questa massima è attribuita a Stalin: pur se probabilmente costui non l’ha mai pronunciata, rende l’idea del legame diretto fra cinismo, indifferenza e incremento delle tragedie. Come quelle che si reiterano nel Mediterraneo, in modo ravvicinato e pesante, con un rapporto inverso fra quantità di morti e rilievo mediatico.

Non ripeto quel che è conclamato dai fatti: i numeri mostrano che, contro le intenzioni, sotto Mare Nostrum si è registrato – e si registra – il maggior numero di vittime mai censite fra le coste libiche e il Canale di Sicilia: la distanza inferiore da coprire e l’affidamento sulle navi italiane hanno indotto gli scafisti a far salire sempre più migranti su imbarcazioni precarie, pronte a rovesciarsi alla prima difficoltà di attraversamento.

Il rispetto per i vivi e per i morti impone di archiviare l’idea, annunciata da un suo ministro, che Frontex Plus sostituisca Mare Nostrum. Frontex è l’agenzia europea di controllo delle frontiere, il cui compito è ostacolare il superamento dei confini, inclusi quelle marini: come può mettersi al posto di una operazione che ha invece per obiettivo il soccorso in mare? Merita pure l’oblio la furbizia praticata per qualche mese in Italia di non identificare schiere di migranti per consentire il loro esodo oltre i confini nazionali (con l’effetto di qualche decina di migliaia di stranieri che ora circolano da ignoti in Italia e in Europa): le proteste della Commissione europea e di qualche Stato hanno fatto riprendere le identificazioni.

Speravamo che la sua presidenza di turno dell’Unione Europea lasciasse qualche segno su un fronte così delicato per noi, per l’Europa, e per la vita di centinaia di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e schiavitù. Perché non qualifica il paio di mesi utili che ha ancora a disposizione? Non coglierà lei da presidente i risultati che forse sarebbero giunti se l’immigrazione fosse stata una priorità fin dall’1 luglio, ma l’impostazione del lavoro non sarà inutile.

Un’agenda da seguire
Conosce meglio di altri quel che va fatto:

A) avvii la modifica della Convenzione di Dublino. Essa obbliga a trattenere nello Stato di approdo chiunque lo raggiunga, anche se ha parenti o conoscenti altrove; e quindi, a curarlo, mantenerlo e ospitarlo fino alla definizione della domanda di asilo, senza che possa andare altrove. La realtà è oggi radicalmente diversa dal momento in cui quella Convenzione fu firmata: non sarebbe uno scandalo se, previa rinegoziazione, le norme si adeguassero al cambiamento;

B) solleciti una ridefinizione del bilancio Ue. Il sistema di accoglienza e di integrazione dei rifugiati non si mantiene più in piedi con le risorse finanziarie attualmente destinate;

C) affronti la questione libica con la stessa determinazione che mostra in altri contesti. La Ue ha il dovere di radicare una propria presenza in sicurezza sul territorio libico per verificare lì chi ha titolo alla protezione umanitaria, e per condurlo quindi in Europa senza che si affidi agli scafisti (rispedendo indietro chi invece viene accertato essere un criminale). Può parere una follia con le condizioni della Libia di oggi, ma è una follia meno folle dell’aver fatto esplodere nel 2011 il precario equilibrio di quell’area. Ed è paradossale che oggi la Francia annunci iniziative sul territorio libico, quando ha promosso ciò che ha portato al disastro attuale. Non solo in virtù della presidenza di turno, l’Italia ha titolo per avanzare proposte e per provare a tradurle in concreto.

In campi differenti, illustre presidente, sarebbe ingenuo meravigliarci della elevata quantità di annunci e della limitata quantità di risultati. Su questo versante la propaganda non vale: le illusioni e l’indifferenza si rivelano mortali. Con l’augurio di ottimo lavoro.