Il prete innamorato, il vitalizio a Formigoni, la “gaffe” di Draghi. Lettere a Tempi

Per commentare il caso di don Riccardo basta il comunicato della Diocesi. Per il vitalizio all’ex governatore bastano i fatti

Riccardo Ceccobelli, ex parroco
Riccardo Ceccobelli, ex parroco dell’Unità pastorale di San Felice di Massa Martana

Cari amici di Tempi, mi aspettavo da parte vostra un commento sulla vicenda del “prete innamorato” don Riccardo Ceccobelli che ha annunciato urbi et orbi la sua intenzione di “spretarsi” perché si è innamorato. Perché questa reticenza nel commentare il fatto?
Angela Maschio

Cara Angela, nessuna reticenza, solo un po’ di carità cristiana. In ogni caso, anche per evitare di dare troppa “pubblicità” a chi pare non cercare altro, ci limitiamo a riportare il bel comunicato diffuso dalla Diocesi di Orvieto – Todi. Per il resto, nell’anno dantesco, seguiamo il consiglio virgiliano: «Non ti curar di loro, ma guarda e passa».

«Domenica 11 aprile, il Vescovo Gualtiero Sigismondi, nella chiesa parrocchiale di Massa Martana, ha annunciato la sospensione di don Riccardo Ceccobelli dal servizio sacerdotale, a seguito della sua decisione di domandare al Santo Padre la grazia della dispensa dagli obblighi del celibato, chiedendo quindi di essere dimesso dallo stato clericale e dispensato dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione. Mons. Sigismondi – come riportato nel precedente Comunicato – ha chiesto di non commentare quanto don Riccardo ha deciso e di pregare per lui. Tuttavia, a seguito della rilevanza mediatica che l’annuncio ha suscitato, tale Ufficio interviene con alcune precisazioni.

La Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero.

Una delle affermazioni che, in questa circostanza, va per la maggiore è la seguente: “Al cuore non si comanda”. Tale opinione è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento.

Si è parlato di eroismo davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza; certamente occorre rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa, ma parlare di eroismo risulta davvero fuori luogo. Gli eroi sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l’amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale.

In questo momento di sofferenza, la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi, durante l’Udienza Generale: “Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne”».

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Caro Roberto Formigoni, è da anni che non mi va giù la sua faccia tosta nel negare l’evidenza della sua completa mancanza di coscienza civica. Non c’è niente da sorridere! Una giovane contribuente non votante.
Eleonora Corte Sualon

Ecco la classica lettera di chi ragiona con la pancia e non è capace di andare oltre la sua reazione emotiva. Il vitalizio, come certificato da Cassazione e Corte costituzionale, è una pensione. Quindi, per dirla in parole semplici, spetta a Formigoni come a qualunque altro contribuente italiano. I casi in cui può essere tolto sono bene specificati dalle nostre norme e Formigoni non rientra fra questi. Come ci ha detto l’avvocato Maurizio Paniz – che segue il caso Del Turco -, in Italia la pensione è concessa pure agli ergastolani (non so se mi spiego). La delibera Grasso-Boldrini con cui fu tolta a Formigoni e altri era, quella sì, ingiusta, perché, oltre che essere retroattiva, andava a toccare un diritto (ripeto: diritto, non so se mi spiego) del contribuente Formigoni sulla base di una logica risalente agli anni del fascismo (ripeto: fascismo, non so se mi spiego).

Quindi, iniziamo a raccontare le cose come stanno, innanzitutto. Primo: non si tratta di 7 mila euro, come scrive Il Fatto, ma di 2.400. Secondo: la Commissione Contenziosa del Senato ha semplicemente applicato una legge, tra l’altro votata proprio da quei grillini che ora attaccano Formigoni. Terzo: sia nel caso di Formigoni come in quello per certi versi più drammatico di Ottaviano Del Turco (malato di Alzheimer, di cancro e di Parkinson, incapace di intendere e volere), lei cosa propone? Lasciarli morire di fame togliendo loro i soldi che gli spettano?

Poi, ovvio, possiamo anche metterci a discutere se la cifra di questi vitalizi sia troppo alta. Si può discutere di tutto, però, appunto, di “tutto” senza selezionare ciò che serve a rinfocolare l’odio per il “nemico politico”. Parliamo ad esempio delle baby pensioni oppure dei vitalizi ai magistrati della Consulta. Qui sotto le pubblico l’immagine di uno schemino apparso sulla Stampa il 15 aprile. Mi pare abbastanza chiaro, no?

vitalizi parlamentari e giudici

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Caro direttore, sono sempre stato un estimatore degli articoli di Rodolfo Casadei, scritti con indubbia competenza e rigore. Questa volta, però, mi permetto di dissentire, non tanto sul contenuto quanto sulla giustificazione della gaffe (perché di questo si è trattato) pronunciata da Mario Draghi allorché ha tacciato di “dittatore” il pur losco figuro Erdogan, dimostrando una imperdonabile sconoscenza del galateo internazionale, che probabilmente lo costringerà a ritrattare o a giustificarsi, facendo in ogni caso una figura meschina. Per essere uomini di Stato non può evidentemente bastare una pur solida esperienza di banchiere internazionale: Andreotti non ci sarebbe cascato! È stata molto più abile la Von Der Leyen, che ha saputo reagire alla provocazione con compostezza e dignità, all’altezza del suo ruolo. Cordialmente.
Angelo Cannizzaro

Caro Angelo, mi pare che l’intento di Casadei non fosse quello di entrare nel merito della vicenda da un punto di vista dell’etichetta, quanto quello di spiegare – a me pare in modo convincente – il riposizionamento strategico dell’Italia. Poi, se proprio posso dire la mia, non mi è parsa una gaffe, ma un messaggio studiato a tavolino e dal preciso intento politico. Quello, appunto, spiegato da Casadei.

Foto Ansa