Il Premio Cultura Cattolica a padre Scalfi. “Per averci fatto conoscere la bellezza della Russia e per la missione in Urss”

Assegnato il prestigioso riconoscimento al sacerdote che “ha fatto in modo che i due polmoni della Chiesa, quello orientale e quello occidentale, respirassero insieme attraverso il dialogo ecumenico”.

scalfi-cultura-cattolicaIl 32° Premio Internazionale Medaglia d’Ora al Merito della Cultura Cattolica è stato assegnato a padre Romano Scalfi, 91 anni, fondatore di Russia Cristiana, che i lettori di tempi conoscono molto bene (qui un suo ritrattoqui una sua intervista). La cerimonia del prestigioso riconoscimento (in passato assegnato a Augusto Del Noce, Divo Barsotti, Joseph Ratzinger, Giacomo Biffi, Luigi Giussani, Eugenio Corti, Riccrado Muti, Angelo Scola, Camillo Ruini, Carlo Caffarra, Luigi Negri) si terrà il 17 ottobre a Bassano del Grappa al teatro Remondini.

NELL’URSS COMUNISTA. Il presidente della Scuola di Cultura Cattolica Andrea Mariotto ha sintetizzato i motivi per i quali padre Romano Scalfi riceverà il Premio: “innanzitutto per l’opera culturale a cui padre Scalfi ha dato vita, lavorando incessantemente per far conoscere in Occidente la bellezza e la ricchezza delle tradizioni culturali e spirituali della Russia e poi per la sua attività missionaria nell’Urss negli anni della dittatura comunista”.
Padre Scalfi, ha continuato Mariotto, “ha fatto in modo che, come auspicava Giovanni Paolo II, i due polmoni della Chiesa, quello orientale e quello occidentale, respirassero insieme attraverso il dialogo ecumenico”.

RUSSIA CRISTIANA. Grazie anche a Russia Cristiana ha avuto voce il samizdat, il circuito di autoeditoria clandestina. Padre Scalfi stesso scriveva che Russia Cristiana (dalla quale sono derivate negli anni molte altre iniziative in altri campi, come il Coro e la Scuola di Iconografia) era “dedicata a colui che ha un cuore cattolico, cioè universale, e che posto di fronte a qualsiasi valore umano non lo può sentire estraneo a se stesso” e voleva dimostrare, negli anni in cui il regime intendeva estirpare dalle coscienze l’idea di Dio, che invece “la Chiesa Russa era ancora un’esperienza viva”.