«Il Pdl diventi il Ppe italiano». Claudio Scajola scrive a Tempi

Secondo il parlamentare pidiellino è «giunta l’ora della responsabilità. Una campagna elettorale di quattro mesi avrebbe significato affondare il paese e come classe politica abbiamo invece il dovere di guardare all’interesse nazionale». Ma è giunto anche il momento per il Pdl di scegliere cosa fare da grande.

Pubblichiamo l’intervento di Cladio Scajola che appare sul numero 46/2001 di Tempi da oggi in edicola.

È giunta l’ora della responsabilità. Una campagna elettorale di quattro mesi avrebbe significato affondare il paese e come classe politica abbiamo invece il dovere di guardare all’interesse nazionale. Il presidente della Repubblica, in questi anni prezioso presidio di equilibrio e saggezza, insieme all’ex presidente del Consiglio, scelto nel 2008 dal popolo sovrano, hanno individuato insieme la strada per dare un governo all’Italia, capace di affrontare l’emergenza economica nei tempi di durata di questa legislatura. Resto convinto che ci sia spazio per fornire risposte in tempi brevi alle attese dell’Italia. E in questa missione i cattolici impegnati in politica devono svolgere con ancora maggiore impegno il proprio ruolo.

Dopo l’incontro di Todi si è aperto il dibattito sull’ipotesi di nuova Democrazia cristiana. Rivendico con orgoglio le mie radici democristiane, ma proprio per questo ritengo che la Dc non sia riproducibile. Il cardinale Bagnasco non ha affatto invocato un nuovo partito dei cattolici ma – in linea con il Papa – ha sollecitato un nuovo protagonismo politico dei cattolici, soprattutto ora che il secolarismo, il relativismo etico e il “pensiero debole” mettono in dubbio i valori fondanti della nostra civiltà di derivazione cristiana (il rispetto della vita, la tutela della famiglia, la protezione delle fasce deboli della popolazione, la promozione della libertà d’insegnamento e delle autonomie sociali) e la crisi economica rischia di distruggere il sistema di solidarietà sociale dell’Europa continentale.

Il problema è dunque – come individuato dal direttore Amicone – come agire politicamente “da cattolici” nei diversi partiti e schieramenti europei, come conciliare il criterio della solidarietà sociale con una fase che richiede il risanamento delle finanze pubbliche, come costruire attorno ai valori della tradizione cristiana un consenso maggioritario nei parlamenti europei. Io penso che oggi in Italia si debba favorire l’evoluzione del Pdl verso un soggetto politico più strettamente collegato al Partito popolare europeo e varare una politica economica che rilanci la crescita economica e l’occupazione e che sappia distribuire equamente i sacrifici necessari per il risanamento della finanza pubblica e per la riduzione del debito.

La politica, che Papa Paolo VI definì «suprema forma di carità», non richiede necessariamente partiti cattolici che a volte assomigliano a fortini assediati, ma politici cattolici che con generosità sappiano battersi nei propri partiti per far prevalere i propri valori di riferimento e sappiano conciliare i princìpi del mercato con l’esigenza della solidarietà e la tutela dei più deboli.