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Il Pd è diventato un partito radicale, ma non più di massa

marzo 13, 2018 Rachele Schirle

La trasformazione preconizzata da Del Noce s’è compiuta da anni. Ma svuotata anche quell’ideologia, la gente di sinistra s’è rivolta a chi le prometteva gli 80 euro moltiplicati per dieci

Dopo i deludenti risultati elettorali, il disorientamento nel campo del centrosinistra è comprensibile. Dare tutta la colpa alle politiche di Matteo Renzi può essere un buon escamotage per risolvere il problema contingente e provare a rilanciarsi, ma una lettura più attenta dei numeri e qualche analisi non superficiale possono aiutare a comprendere meglio le dimensioni del problema. Proviamoci.

DAL PCI AL M5S. Pochi giorni fa un sondaggio Swg ha mostrato cosa abbiano votato nel 2018 coloro che nel 1987 votarono Pci. Il partito che in maggior percentuale ha raccolto quel consenso è il Movimento Cinque Stelle (35 per cento); più del Pd (32) e di Leu (10).
Anche secondo l’Istituto Carlo Cattaneo, centro di ricerca specializzato nello studio dei flussi elettorali, il Pd è il partito che ha registrato la percentuale più alta di persone che non l’hanno votato rispetto alle politiche del 2013. Dove sono finite queste persone? «Il Pd ha perso quote rilevanti di voti a favore del Movimento 5 stelle e spesso anche verso la Lega, l’astensione e Leu».

CLASSI SOCIALI. Se si dà un occhio al voto nella città di Milano, dove ha vinto il Pd? Nel centro città, non nelle periferie.
Se si guarda la cartina italiana, dove ha vinto il M5s? Nelle zone dove maggiore è la disoccupazione e il disagio sociale.
Sebbene sia una semplificazione, non è lontana dal vero l’affermazione secondo cui il Pd è diventato il partito delle élite e i cinquestelle il partito che ha saputo convogliare su di sé quei consensi che una volta erano intercettati dalla sinistra.
È un’osservazione certificata anche dall’Istituto Cattaneo che mette nero su bianco queste due osservazioni. La prima: il M5s ha saputo rivolgersi «soprattutto a settori sociali più marginali e che hanno subìto le difficoltà della crisi economica, sfidando la sinistra anche sul piano delle rivendicazioni e delle promesse “materiali”» (leggi 80 euro e reddito di cittadinanza).
La seconda: in Italia la propensione a votare un partito non varia in modo significativo tra le classi sociali, tranne che per il Pd: «Per questo partito si registra invece una bassa propensione al voto nelle classi sociali basse e medie, e invece sensibilmente maggiore nella classe medio-alta, che quindi configura un confinamento di questo partito nella classe medio-alta».

BOYSCOUT E PARIOLI. Quando Eugenio Scalfari in tv afferma che «Di Maio è il grande partito della sinistra moderna», che cosa sta facendo? Quando dice che «io ho sempre votato a sinistra e, se lui diventa la sinistra italiana, voterò per questo partito», cosa sta provando a fare? È l’ultimo, estremo, tentativo dell’élite di tenere legate a sé quelle masse popolari che, ormai stanche delle inconcludenti promesse della sinistra liberal, si sono rivolte ai pentastellati. La faccenda, tuttavia, sembra ormai essere sfuggita di mano, e non da oggi. Il Pd è oggi solo il partito della sinistra cattolica di base (il boyscout Renzi) e della borghesia radicale dei Parioli e del centro di Milano.

LA RELIGIONE EUROPEISTA. Da questo punto di vista, l’analisi più convincente l’ha espressa lo storico Gianpasquale Santomassimo sul Manifesto (“Il grande sconfitto è il mito europeista”, 11 marzo) notando il grande scollamento tra l’offerta politica di sinistra e il suo fantomatico popolo («anziché evocare il Popolo bisognerebbe cominciare almeno a parlarci»).
Scrive Santomassimo che, mai come questa volta, l’elettore si trovava davanti a un’offerta molto ampia: dal Pd a Potere al popolo! erano rappresentate tutte le varie anime della sinistra, da quella di sistema a quella antagonista: «Non è che mancassero offerte di sinistre possibili, anche molto variegate, se pure di scarsa qualità: a questo punto è mancata la domanda di sinistra, diciamo».

Ed è mancata perché una grande fetta di quell’elettorato non si sente più rappresentato da una classe politica che s’è piegata – dice Santomassimo – alla “religione europeista”:

«Il problema dell’europeismo di sinistra è che ormai non è più soltanto ideologia sostitutiva di quelle novecentesche crollate nell’89 e non è più solo “religione civile” imposta ai sudditi dall’establishment. Ma ormai è religione vera e propria, con i suoi dogmi, i suoi atti di fede cieca e assoluta, il credo quia absurdum (credo perché è assurdo) e anche una dose massiccia di sacrifici umani. Cominciare almeno a porre il problema, discuterne apertamente e laicamente a sinistra, sarà sicuramente un fatto positivo (oltre che doveroso)».

Lo stesso storico nutre però dei dubbi:

«Non mi faccio grandi illusioni, la Repubblica continuerà a delirare su populismo e “sovranismo”, la sinistra continuerà a trattare da fascisti e razzisti le masse popolari che esprimono disagio per le loro condizioni di vita, continuerà a discettare di “ossessioni securitarie” e a immaginare che il “multiculturalismo” sia un pranzo di gala privo di lacerazioni e drammi. Si lascerà alla destra la difesa dell’interesse nazionale, e perfino l’esercizio della sovranità costituzionale per la quale avevamo votato il 4 dicembre del 2016».

RADICALE NON DI MASSA. Sebbene non tutto dell’analisi di Santomassimo sia condivisibile, il punto della questione pare centrato. Ne Il suicidio della rivoluzione (1978) Augusto del Noce preconizzò che il comunismo si sarebbe trasformato in un «partito radicale di massa». Il grande filosofo cattolico aveva visto giusto: in questi anni il comunismo «si è rovesciato nel suo contrario: voleva affossare la borghesia e ne è divenuto una delle componenti più salde ed essenziali».

Oggi forse siamo all’inizio di una fase nuova: il Pd è diventato un partito radicale, ma non più di massa. Piuttosto che affidarsi ad un europeismo scemo, ad un buonismo cieco e a un cattolicesimo insapore, le masse, a ragione o a torto, hanno preferito affidarsi a chi prometteva loro – ora e subito – qualcosa di estremamente concreto anziché i refrain buoni per farci i messaggi twitter, ma non per mangiare. Terminata l’era delle ideologie, sono rimasti i buchi nel portafoglio. Perché in mezzo a mille confuse contraddizioni (euro sì, euro no; immigrati sì, immigrati no) solo una cosa del M5s era chiara: non vi daremo solo gli 80 euro di Renzi, vi daremo uno stipendio intero. Cosa accadrà quando ci si accorgerà che anche quella era una panzana, lo scopriremo nei prossimi mesi.

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