Il Pd calabrese vola a Roma per sedare la “rissa delle figurine”

Come mai, nelle liste della Calabria, non sia presente nemmeno un candidato del capoluogo? Ci sono la toscana Bindi, il lucano D’Attorre, il siciliano Argento e la molisana Fanelli

La tempesta infuria su tutta la Calabria. O almeno in casa Pd, dove i malumori interni al centrosinistra per le liste alle prossime elezioni ormai non si possono più nascondere. Proprio nel pomeriggio di ieri, il candidato sindaco di Catanzaro, Salvatore Scalzo, si è trovato a colloquio con Pier Luigi Bersani per discutere del grande pasticcio. Vale a dire come mai, nelle liste della Calabria, non sia presente nemmeno un candidato del capoluogo. Scalzo ha scritto al suo segretario nazionale per esprimere «il più forte dissenso sui modi di operare e sui risultati cui è pervenuto la commissione elettorale nazionale per la composizione delle liste del Partito democratico in Calabria». Il Pd locale se la prende per un motivo o l’altro con il commissario del partito calabrese, il lucano Alfredo D’Attorre, che si trova per altro candidato alla Camera al secondo posto, subito dietro a Rosy Bindi.

«NIENTE FIGURINE». Pochi mesi fa, era il 30 novembre 2012, D’Attorre aveva promesso al suo partito: «Non accetteremo spot, figurine o santini imposti da altre realtà e che non corrispondono alla vera rappresentanza dei territori». Non è esattamente andata così: ci sono la toscana Bindi, il lucano D’Attorre, il siciliano Angelo Argento e la molisana Micaela Fanelli. Ma come se non bastasse ci sono anche le polemiche per la candidatura di Nicodemo Oliverio, deputato crotonese uscente che alle primarie di dicembre ha raccolto consensi plebiscitari, il 97 per cento dei voti. Ma Oliverio, incappato in qualche guaio giudiziario, non è ben visto da tutti.

PRIME DONNE. A turbare il centrosinistra calabro ci si mettono anche i feroci scontri tra le fila degli alleati. Il più forte è quello con i socialisti locali, che aspiravano alla candidatura di Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai lavori pubblici e segretario locale del Psi: Incarnato tra i candidati proprio non c’è, come non c’è l’ombra di alcun socialista. Parte della colpa non è del Pd (il nome di Incarnato non lo ha presentato, tra le sue richieste a Bersani, nemmeno il segretario nazionale Riccardo Nencini), così si è sospeso per protesta dal partito il sindaco socialista di Cetraro, Giuseppe Aieta. Ma il caso è stato usato dal Psi a livello nazionale per minacciare di abbandonare la coalizione col Pd, che era stata benedetta pure dal Pse, dato che non ha lasciato alcuno spazio ai suoi canditati.
In questo pasticciaccio, D’Attorre ha provato a tendere una mano, («auspico un’intesa razionale»), ma nessuno lo ha ascoltato. Più attenzione ha richiamato la proposta della candidata di Sel Eva Catizone (ex sindaco di Cosenza, nota alle cronache per la relazione che ebbe con Nicola Adamo, altro grande nome del Pd calabrese), di cedere il proprio posto ad un socialista, «come segno politico di apertura nei confronti della sensibilità socialista, tanto importante in una regione come la nostra». Un beau geste, non fosse che proprio quel posto aveva fatto tanto inalberare la Catizone fino ad ieri sera: la donna si era trovata seconda nella lista per la Camera, malgrado sia risulta la donna più votata alle primarie della regione, dietro alla giornalista Ida Dominijanni. La Catizone si è infuriata al punto da presentare le dimissioni dalla direzione nazionale di Sel.