Il lavorio meschinello dell’egemonia gramsciana dell’aperitivo ai Navigli

I “democrat” milanesi sono troppo impegnati a speculare politicamente contro i vertici regionali per stare a ascoltare chicchessia. Ma ecco 9 domande per loro

Beppe Sala con mascherina contro il coronavirus

Cronache dalla quarantena / 20

Era così imbarazzante la versione dell’emergenza Covid-19 di Beppe Sala autorizzata dal Corriere della Sera, che alla fine, dicono dopo essere stati subissati dalle telefonate di protesta, hanno dovuto chiamare e intervistare anche il governatore Attilio Fontana. Ma di cosa c’era da scandalizzarsi?

Scusate, avete mai letto nelle sue colate di piombo, non diciamo un rigo di critica, ma una riga di perplessità sull’operato del sindaco di Milano Beppe Sala? Perciò non trovo nessuna novità nella notizia che anche il Corriere della Sera si era messo di buzzo ad attaccare la regione Lombardia facendo pubblicità alla propaganda antagonista del sindaco #milanoninsiferma.

Non fai a tempo a prendere ossigeno in una tragedia spaventosa, che ti saltano subito addosso. Sono i famosi “democrat”. Tant’è che dopo un secolo che li hanno subiti comandare nelle grandi città europee dell’Est, non li vogliono più vedere, sentire, leggere. Da Varsavia a Budapest. Da Praga a Zagabria.

Sono gli stessi che son qui a piangere perché non si trova un concorrente a Trump, che tifano il giovane Sanders… ma siccome sanno che non può che perdere, pensano che magari sia meglio sostituire all’ultimo minuto Joe Biden, l’ex vice dell’innamorato loro Barack Obama, con Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York (quello che è per l’aborto fino al nono mese).

Insomma, son cinquant’anni che di riffa o di raffa la narrazione di establishment che ha distrutto l’Italia cerca di impossessarsi dell’ultimo bastione di economia e politica che funzionano in Italia. Ma non ce la fa proprio. Nonostante il suo straordinario potere distruttivo. Sono riusciti ad abbattere Roberto Formigoni. Ci hanno provato con Maroni. E avevano cominciato puntando Fontana. Se non fosse che il nanokiller ha archiviato pure l’inchiesta che la procura milanese aveva aperto sul governatore.

Adesso tornano di nuovo alla carica. Ma cosa sa Beppe Sala che non sappiamo noi e che non sanno i medici in prima linea che per tramite dell’ordine dei cardiologi stanno già chiedendo un’amnistia?

Intanto Regione Lombardia ha realizzato quello che per altro verso ma con medesimo scopo avevamo proposto noi – su sollecitazione di un cittadino – in commissione comunale a Milano. Una app per raccogliere informazioni sul grado di contagio della popolazione. Più o meno la nostra idea di “pulsante” da collocare sulla piattaforma digitale dei servizi del Comune. Ma come allo zoo di Jannacci in Comune ci han detto “no tu no” a motivo della superiorità orale (non morale) della sinistra che governa Milano. 

Loro, l’egemonia gramsciana dell’aperitivo ai Navigli, sono troppo impegnati a speculare politicamente contro i vertici regionali per avere tempo e voglia di ascoltare chicchessia. In questo lavorìo meschinello si sono distinti i tre sindaci di aristocrazia Pd. Beppe Sala, Giorgio Gori e Emilio Del Bono. Quasi fossero già in campagna elettorale, si son messi a ribadire – un giorno si l’altro pure – tendenziose domande alle quali la Regione ha già risposto. Non una, ma due, tre volte. Fa niente. Loro, sono rimasti fissi nel riproporle. Finché arriva in soccorso il Corsera.

Un vero peccato questa stucchevole arroganza, cari sindaci farisei. In primis, Sala. Che insiste  a cercare la pagliuzza nell’occhio dei Fontana e dei Gallera. E a non vedere la trave dei suoi sodali al governo a Roma.

Ma infine, dal fronte di chi si sta facendo un mazzo tanto – e chi può non sbagliare mai se non sta con l’aperitivo in mano al tavolo della #milanononsiferma? – per far fronte alla bestia che sta seminando sofferenza e morte specialmente in Lombardia, le autorità sanitarie e politiche della Regione, per il tramite del loro ambasciatore forzista Gianluca Comazzi, trasmettono i seguenti interrogativi ai pregiati e riveriti sindaci Pd, Sala & C., i quali sono a loro volta pregati di trasmetterli ai loro amici romani e, per Cc, all’amico Corsera. 

  1. Vista l’emergenza straordinaria e non ordinaria, come mai il governo non è stato in grado di garantire gli adeguati approvvigionamenti di mascherine e degli altri dispositivi di protezione nei tempi richiesti? 
  2. Come mai, a fronte della carenza già manifestata da mesi di personale sanitario e medico, il governo non ha previsto in tempi rapidi un incremento del fabbisogno di personale, tramite un piano di assunzioni tempestivo?
  3. Come mai il governo non ha detto con chiarezza che i 4,3 miliardi corrisposti ai comuni erano finanziamenti già dovuti, la cui erogazione è stata semplicemente anticipata, mettendo in difficoltà i sindaci e generando false aspettative e illusioni nei cittadini?
  4. Come mai il governo emana ogni giorno un’ordinanza diversa (generando soltanto confusione affermando tutto e il contrario di tutto) e non è stato nemmeno in grado di produrre un modulo unico di autocertificazione?
  5. Come mai il governo non è in grado di attivarsi nei tempi richiesti dall’emergenza ma rimane ancora avvolto in pastoie burocratiche, senza un piano di coordinamento efficace concordato con le regioni? 
  6. Come mai il governo non ha saputo gestire l’informazione istituzionale in maniera consona, facendosi sfuggire più di una volta le bozze di decreti decisivi per il paese che han scatenato il panico nei cittadini? Come mai le conferenze stampa vengono prima annunciate e poi rinviate per diverse ore, spesso nel cuore della notte?
  7. Come mai la Lombardia, regione più colpita d’Italia per numero di contagi e decessi, nella ripartizione dei 400 milioni di “buoni spesa” decisa dal governo è stata trattata come qualsiasi altro territorio?
  8. Come mai il presidente Conte, in data 21 febbraio, ha detto alla nazione che era “tutto sotto controllo” per poi scoprire che l’Italia non era assolutamente pronta ad affrontare un’emergenza di tale portata? 
  9. Come mai, mentre Regione Lombardia era impegnata nel gestire l’emergenza, il segretario del Pd organizzava aperitivi nel centro di Milano, mentre il sindaco rilanciava sui social l’hashtag #milanononsiferma?

Foto Ansa