Il fu golpe in Venezuela

L’«Operazione libertà» lanciata martedì da Guaidó non ha avuto successo. L’esercito è ancora con il dittatore Maduro. L’opposizione ha chiesto ai dipendenti statali di scioperare oggi ma la popolazione appare divisa

«Non voglio dire che è stato un disastro, ma non è stato di certo un successo». Usa queste parole Marilina Carillo per descrivere l’«Operazione libertà» lanciata dall’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidó il 30 aprile per deporre il dittatore Nicolás Maduro. Carillo è scesa in piazza a Caracas a protestare con migliaia di manifestanti ma l’atteso voltafaccia dell’esercito, ancora una volta, non c’è stato.

I VERTICI MILITARI ANCORA CON MADURO

Dopo l’appello alla protesta lanciato attraverso un video diffuso via twitter da Guaidó dalla base aerea La Carlota, a est di Caracas, i venezuelani sono scesi in piazza martedì e mercoledì, scontrandosi con l’esercito e con centinaia di manifestanti pro Maduro. Se il capo dell’intelligence (Sebin) ha voltato le spalle al regime e si è schierato con l’opposizione, guidando un gruppo di agenti per liberare dagli arresti domiciliari il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, gli altri vertici militari del paese hanno confermato la loro lealtà al regime.

Secondo quanto riportato da Limes, prima del lancio dell’«Operazione libertà» si sono svolte trattative con i vertici dell’esercito e del Tribunale supremo di giustizia. Il consigliere Usa per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha affermato che il ministro della Difesa Vladimir Padrino, il comandante della guardia presidenziale Iván Hernández e il presidente della Corte suprema Maikel Moreno erano pronti a schierarsi con Guaidó, in cambio della rimozione dei loro nomi dalla lista degli individui oggetti di sanzioni Usa. Il voltafaccia però non c’è stato. Allo stesso modo, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che Maduro era pronto a scappare a Cuba, ma sarebbe stato dissuaso dalla Russia, che mantiene un manipolo di soldati in Venezuela. In ogni caso, il dittatore è ancora in sella.

SCIOPERO DEI DIPENDENTI STATALI

Ieri ci sono stati nuovi scontri tra manifestanti ed esercito, che hanno causato un morto e centinaia di feriti. Guaidó ha proclamato sicuro che «l’usurpatore ha perso», ma la realtà sul campo per ora dice il contrario. Il presidente ad interim ha chiesto a tutti i dipendenti statali di scioperare oggi e di scendere in piazza. Se la protesta avesse successo potrebbe essere un duro colpo per il regime, spiega la Bbc, dal momento che la fedeltà al regime è uno dei prerequisiti per mantenere il posto di lavoro statale.

Se nonostante una crisi economica, sanitaria e politica senza precedenti Maduro però è ancora in sella è per via di precisi meccanismi interni. Non solo una larga fetta della popolazione sopravvive grazie ai sussidi statali, concessi in cambio della fedeltà al regime, ma anche l’esercito ottiene numerosi vantaggi spalleggiando il dittatore.

IL RUOLO DELL’ESERCITO

Maduro permette infatti alle forze armate di approfittare della crisi. Secondo un’indagine condotta nel 2016 dall’Associated Press, generali e soldati semplici fanno una fortuna trafficando le scarsissime quantità di cibo disponibili nel paese. Quasi tutte le derrate alimentari del paese vengono importate e la corruzione è altissima: per far entrare nel paese qualsiasi cosa bisogna oliare con mazzette i responsabili del ministero del Cibo, in mano all’esercito, con tangenti milionarie. Circa il 50 per cento del valore di ogni importazione finisce nelle tasche dell’esercito e per ogni documento necessario sono richiesti fino a 10 mila dollari di tangenti. Non solo: ufficiali dell’esercito sono stati inseriti da Maduro in tutti i posti chiave e più remunerativi, come quelli che riguardano la compagnia petrolifera statale Pdvsa. Inoltre, coloro che hanno cercato di ribellarsi negli ultimi anni sono stati arrestati e torturati, insieme alle famiglie.

La popolazione del Venezuela appare drammaticamente divisa tra chi appoggia Maduro e chi è stufo di un regime che ha portato il paese al collasso. La comunità internazionale è quasi tutta dalla parte di Guaidó, ma per ora l’appoggio non è stato sufficiente a rovesciare il regime. Impossibile dire se l’«Operazione libertà» avrà successo, di sicuro la situazione sul campo è più complessa di quanto l’opposizione voglia far apparire.

Foto Ansa