Il Dalai Lama si crede di essere il Correttore di bozze

Il leader tibetano costretto a scusarsi per aver detto quel che pensa sui migranti e le donne al potere. Ha bisogno di un ripassino di correttezza politica. Eccolo

Dalai Lama

In quanto bifolco screanzato e culturalmente fallito, il Correttore di bozze è l’ultimo soggetto al mondo che dovrebbe azzardarsi a dare consigli a un gentiluomo il quale possa ancora aspirare a passare per persona perbene. Tuttavia perfino a uno zotico di tale risma appare ormai conclamato il fatto che il reverendo Dalai Lama, con tutto il rispetto dovuto da un abietto plebeo a un grandissimo sant’uomo, ha bisogno di un bel ripasso di correttezza politica, se non vuole rischiare di essere un domani gettato nella discarica dove si emarginano, giustamente, i correttori di bozze.

Voi tutti ricorderete che il professor Lama cominciò a causare un certo numero di gastriti a livello internazionale con una schietta intervista a un famoso giornale britannico in cui ne disse alcune di veramente memorabili (il Correttore di bozze naturalmente ha salvato il link nei favorites, e ogni tanto va a rileggersela per darsi la carica, specie quando sente vacillare la sua omofobia).

Per esempio queste, a riguardo dell’omosessualità:

«No assoluto. Senza sfumature. Una coppia gay mi è venuta a trovare, cercando il mio appoggio e la mia benedizione. Ho dovuto spiegar loro i nostri insegnamenti. Una donna mi ha presentato un’altra donna come sua moglie: sconcertante. Al pari dell’uso di certe pratiche sessuali fra marito e moglie. Usare gli altri due buchi è sbagliato».

«Un amico occidentale mi ha chiesto che male possa mai venire da due adulti consenzienti che fanno sesso orale, se a loro piace. Ma lo scopo del sesso è la riproduzione, secondo il buddhismo. Gli altri buchi non creano vita. Non posso condonare questo genere di pratiche».

Spettacolo puro. Il Correttore di bozze legge e rilegge questo inarrivabile guru e ogni volta non può fare a meno di scappellarsi (absit iniuria verbis). Ma a causa di quell’intervista, mentre il lato oscuro della forza stappava champagne con il Correttore di bozze, al contrario le truppe del Bene comprensibilmente s’innervosirono.

Il Correttore di bozze dava ormai per assodato che qualcheduno, dalla parte giusta della Storia, fosse riuscito nel frattempo a recapitare al commendator Lama il necessario pizzino pieno di amore e tolleranza e comprensione e rieducazione nordcoreana. Infatti l’ingegner Dalai da allora non ha più osato ritenersi libero di esprimere le proprie idee. A un certo punto ha addirittura detto che il matrimonio omosessuale «se è consensuale, è OK». D’accordo, lo ha detto con la stessa convinzione con cui Dolce e Gabbana ora ammirano la superiorità della civiltà cinese. Ma pazienza, quel che conta è che l’onorevole Lama sembrava tornato a essere un rispettabile rifugiato politico.

Questo, però, fino all’altro giorno, quando quell’ingenuo di un monaco buddista ne ha combinata un’altra delle sue. Proprio davanti alla Bbc, la madre di tutte le sante inquisizioni politicamente corrette, l’ammiraglio Dalai ha detto cose talmente sessiste e sovraniste che l’intervistatrice nella sintesi del colloquio non ha potuto esimersi dal rimproverarlo un poco, con tutto il disprezzo dovuto da una giornalista metooisticamente impegnata a un religioso sempliciotto.

Partito alla grande su Trump e sulla sua «mancanza di morale», il signor Lama se la stava cavando niente male anche sul regime cinese. Poi, all’improvviso, chissà perché, forse fuorviato da qualche annoso pregiudizio secondo cui in Occidente vigerebbe la libertà di espressione, comunque sia il buon Dalai si è lasciato andare e si è fatto cogliere in castagna dalla sagace cronista.

La quale gli ha rinfacciato vecchie cose dette a proposito dell’emergenza migranti e lui, come un Salvini qualunque, ha pensato bene di ribadire che quella non era una gaffe, era effettivamente il suo pensiero:

«I paesi europei dovrebbero prendere questi rifugiati, dar loro un’educazione e una formazione e rimandarli nelle loro terre».

E quelli che invece vogliono restare?

«Finché il numero è limitato, OK, ma alla fine si può far diventare l’intera Europa un paese musulmano? Non si può. O un paese africano? Nemmeno questo si può. Loro stessi, penso, desiderano tornare nei loro paesi. È la cosa migliore. L’Europa resti agli europei».

Dopo di che l’intervistatrice della Bbc, realizzato definitivamente che non aveva davanti un sofisticato gadlerner ma un povero bonzo selvaggio, gli ha chiesto conto di quell’altra volta in cui lui aveva dichiarato che sì, può darsi che il suo successore sia una donna, «ma dovrebbe essere bella, altrimenti non servirebbe a molto». D’accordo, era una battuta. Si trattava di una chiacchierata con Vogue e il ragionier Dalai aveva preferito buttarla sul ridere. Ma chi accidenti gliel’ha detto a questo profugo tibetano che può venire a casa nostra a dire quel che gli pare sui diritti delle donne e la parità di genere? Non lo sa che la pacchia è finita? Evidentemente no, non lo sa. Infatti ha ribadito sorridendo davanti alle telecamere:

«Se ci sarà un Dalai Lama femmina, allora dovrebbe essere più attraente. Se il Dalai Lama femmina… Oh, oh… Penso che la gente preferisca non vederla, non vedere quella faccia».

Guardate il video, vi prego. Ma che gli prende al Dalai Lama? Chi si crede di essere, il Correttore di bozze? Sembra un anziano maschio bianco, mentre si fa candidamente beffe della bruttezza delle donne brutte che si sentono brutte, facendo pure le mossette brutte e le smorfiette brutte.

L’indignazione del popolo del web era proprio il minimo che poteva aspettarsi. Ed è molto commovente che di fronte ai sacri valori dell’Occidente, tipo che non conta la bellezza esteriore ma l’importante è essere belle dentro, perfino la reincarnazione di Buddha si pieghi a presentare le sue scuse con un apposito comunicato di “chiarificazione e contestualizzazione”, e mortificazione e sottomissione. Come dice il vecchio saggio Correttore di bonzi: quando tu andare in Europa, tu rispettare loro religione; scherza pure coi santi, ma lascia stare le cozze.

Foto Ansa