Il corvo e Buffon. Non è libertà di stampa. È peste bubbonica

Sono stufo di queste soffiate ad uso della popolarità degli inquirenti, toghe o no che siano, ciò che poi induce i giornalisti a un atteggiamento di totale appiattimento sulla linea dell’accusa.

Anticipiamo l’articolo di Renato Farina, alias Boris Godunov, che uscirà sul numero del settimanale Tempi da domani in edicola.

Conosco Gianluigi Nuzzi, sono sicuro della sua moralità, «siamo tutti bravi ragazzi», come dice Dustin Hoffmann in Morte di un commesso viaggiatore. Nuzzi ha una moralità perfetta, poiché il valore decisivo da lui professato è il “diritto di cronaca”, costi quel che costi, una divinità assoluta, per cui versare il sangue, specialmente quello degli altri. Etica cioè come coerenza con i valori professati. Peccato siano gli stessi valori del menga che stanno trascinandoci alla barbarie, al niente foruncoloso e paonazzo del collettivo. Il valore è portare notizie in magazzino come forme di grana, registrazioni minute della nostra vita e se ti ribelli sei morto. Non c’è nulla che valga, non c’è la persona e il suo bene a contare, ma una deontologia a misura del potere. Ci sono due casi.

1. Boris ha presentato una interrogazione martedì 29 maggio. Ho scritto più o meno che le vicende di questi giorni riguardanti il calcio si prestano a molte considerazioni etiche. Ce n’è una che, sull’onda del tintinnar di manette, è stata trascurata, ed è la spettacolarizzazione della giustizia, perseguita calpestando quel rispetto verso le persone che dovrebbe valere sempre, tanto più in presenza di un’inchiesta in cui chi è coinvolto resta presunto innocente. La spettacolarizzazione non merita solo una critica di costume, è in questo caso proprio un reato, una violazione del segreto, suscettibile persino di essere una forma di favoreggiamento. L’istantanea di questo piccolo-grande abuso ce la regala La Stampa a pagina 3, allorché racconta come sia stato possibile che tutti i Tg avessero di prima mattina non solo la notizia ma anche le immagini della irruzione delle volanti nel Centro tecnico di Coverciano, dove alloggia la Nazionale. Le “pantere” sono giunte all’ingresso alle 6 e 15. Scrive Marco Ansaldo: «La giornata è cominciata così, lunghissima, estenuante, con le troupe televisive e i giornalisti appesi ai cancelli in attesa di notizie perché qualche soffiata era giunta già domenica sera». Insomma una soffiata c’è stata parecchie ore prima del blitz. Possiamo dirlo? Boris è stufo di queste soffiate ad uso della popolarità degli inquirenti, toghe o no che siano, ciò che poi induce i giornalisti oggetti della benevola fuga di notizie a un atteggiamento di totale appiattimento sulla linea dell’accusa, onde godere del privilegio di soffiate in anteprima. Buffon ha detto la stessa cosa, con più classe e forza. Mario Sconcerti l’ha subito falciato sul Corriere, con la scusa che i giornalisti fanno il loro mestiere, e pensasse piuttosto alle scommesse. Un paio di ore dopo da Torino fanno sapere che c’è una informativa, anni fa Buffon ha versato assegni a una ricevitoria, non è indagato, però taci e impara. Ma che cazzarola (Trapattoni) di roba è questa? È giustizia, è diritto di cronaca? È peste bubbonica dell’anima.

2. Godunov ha chiesto al governo che cosa pensa del furto di lettere al Papa. Mi ero ripromesso di stare calmo, ascoltare e basta. Ma porcaccia la Eva come si fa. Il sottosegretario alla presidenza si è limitato a dire che la Santa Sede non ha fatto alcun passo formale. Insomma, no comment. Il governo giudica tutto, interviene su qualsiasi guaio del mondo. E fa bene. Poi viene violata in Italia la libertà di comunicazione e zitti? Al diavolo, cos’è questa etica tecnica, pilatesca, in fondo complice con la violazione dell’articolo 15 della Costituzione che garantisce la riservatezza della corrispondenza. Assoluta reticenza invece sulla valutazione dei fatti che esigono qualcosa di diverso dalla neutralità, che si risolve alla fine in una mancanza di solidarietà con chi ha subito un sopruso. E che si chiama Papa.