Siria. Il cibo nei cassonetti, le minacce ai cristiani, l’imposizione della sharia. Drammatica testimonianza da Aleppo

Intervista al cristiano di Aleppo Claude Z.: «È possibile che l’Occidente non prenda coscienza dei misfatti della sua politica anticristiana?»

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«La situazione ad Aleppo è ancora critica: non abbiamo la corrente elettrica da dieci giorni, manca il cibo, ribelli ed esercito continuano a darsi battaglia e i terroristi islamici hanno imposto la sharia nella parte della città che controllano». La testimonianza drammatica di come si vive oggi nella seconda città più importante della Siria, divisa a metà tra esercito e ribelli, è di Claude Z., cristiano di Aleppo che ha accettato di parlare a tempi.it in condizione di parziale anonimato.

Quali sono i principali problemi della popolazione?
La guerra continua, ci sono scontri sia tra l’Esercito siriano libero e lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) sia tra i ribelli e l’esercito siriano. I ribelli lanciano spesso razzi contro i quartieri controllati dall’esercito e malgrado la riapertura della strada verso Khanasser, la città vive una penuria di carburante, elettricità, pane, cibo e soprattutto medicine. Tutti i giorni ci sono nuovi martiri che cadono tra l’esercito e i civili. Nelle regioni controllati dai takfiri, cioè coloro che rifiutano ogni presenza non musulmana sul loro territorio, vige la legge islamica wahabita e i rapimenti non accennano a finire.

Fino a pochi mesi fa, ad Aleppo si rischiava di morire di fame. Ora la situazione è migliorata?
Le famiglie non possono più comprare cibo e non si vede carne nelle cucine delle famiglie aleppine da mesi ormai. L’unica cosa che mangiano le famiglie è grano macinato, il Bourghoul, e pane. Un fenomeno nuovo, che prima non c’era e che è disumano, investe sempre più gente povera: la notte rovistano nei cassonetti per cercare qualcosa da mettere in bocca.

Gli estremisti islamici minacciano i cristiani?
Sì, siamo molto spaventati, soprattutto dopo l’occupazione da parte dell’Isil del convento di san Vartan, che si trova nel quartiere cristiano armeno di Al Midane. I cristiani di Aleppo sono anche stati minacciati dopo l’applicazione della sharia di convertirsi all’islam o di pagare il tributo umiliante (gizya) o di morire. I cristiani ricchi sono scappati in Europa o in Libano, la classe media è diventata povera dopo il sequestro e la distruzione delle imprese da parte delle bande armate. Infine, la classe povera è diventata misera, tanto che non ha più da mangiare nonostante gli sforzi delle organizzazioni locali che distribuiscono generi alimentari una volta al mese. I nostri giovani rischiano la vita per emigrare in Svizzera o Germania passando dalla Turchia ma spesso vengono arrestati dalla polizia turca o muoiono in mare tra la Grecia e la Turchia. Ad aggravare la crisi c’è il caro vita con i prezzi che sono aumentati di oltre 20 volte.

La guerra tra governo e ribelli è sempre in stallo?
Noi speriamo che finisca presto, ma la realtà è un’altra: finché i sauditi e l’Occidente armano e finanziano i ribelli e finché l’esercito siriano resta forte, la guerra non finirà e a pagare il prezzo più alto in termini di vittime è il popolo. Il conto dei morti, infatti, è 150 mila, non 115 mila, e noi speriamo che la conferenza di pace Ginevra II porti a una road map per porre fine a questo conflitto.

Cosa ha comportato l’introduzione della sharia?
Ha spaventato molto i cristiani, ma non solo. Anche i musulmani moderati hanno paura degli estremisti, soprattutto per la condizione delle donne. Pochi giorni fa lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante ha diffuso una nota in arabo dove si precisa che «è vietato alle ragazze e alle donne portare i jeans e i pantaloni. Sono obbligate a vestire l’abito islamico», «è vietato truccarsi», «è vietato fumare sigarette o il narghilè a partire dal 15 novembre» e «tutte le persone che nomineranno il nome “Esercito islamico dell’Iraq e del Levante” riceveranno 70 frustate». Dopo aver letto queste cose, è possibile che l’Occidente non prenda coscienza dei misfatti della sua politica anticristiana? Se non la finisce di voltarci le spalle, che speranze ci saranno per il nostro mondo?

Avete ancora speranza?
Malgrado tutto noi crediamo che Dio, che ci ha fatti nascere su questa terra, voglia che noi continuiamo a testimoniare la fede dei nostri antenati, che risale ai primi cristiani. Le radici del cristianesimo sono casa nostra: la conversione di san Paolo sulla via di Damasco, l’inizio della vita monastica con Simeone Stilita il Vecchio, il villaggio cristiano di Maloula dove gli abitanti parlano ancora l’aramaico e pregano il Padre Nostro come l’ha pregato Gesù. Non si può nascondere che l’origine della cultura occidentale è cominciata in Oriente. Vorrei fare ancora un appello.

Prego.
Noi speriamo che i cristiani d’Italia siano solidali con i loro fratelli d’Oriente attraverso la preghiera, l’aiuto finanziario e soprattutto spingendo la politica italiana a sopprimere le sanzioni che colpiscono il popolo siriano e non toccano il regime. L’unico risultato è che il popolo diventa sempre più misero nel suo stesso paese.

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