Il leader socialista, che ieri si dimesso da premier annunciando nuove elezioni per il 29 novembre, ha trasformato la Spagna nella porta d'ingresso della Cina in Europa. Come aveva fatto Orbán con l'Ungheria
Il premier spagnolo Pedro Sánchez incontra Xi Jinping a Pechino durante la sua ultima visita in Cina ad aprile, la quarta in quattro anni (foto Ansa)
Quando sei mesi fa l'ex premier magiaro Viktor Orbán è stato sconfitto alle elezioni dallo sfidante Péter Magyar, molti in Unione Europea hanno tirato un sospiro di sollievo. Non tanto e non solo perché il fautore della «democrazia illiberale», troppo vicino a Vladimir Putin per godere di buoni uffici a Bruxelles, aveva lasciato il potere in Ungheria, ma perché con la sua caduta la Cina aveva perso il suo cavallo di Troia per indebolire l'Europa.
Ma la sensazione di scampato pericolo è durata poco, perché nelle stesse ore in cui Magyar festeggiava la vittoria, il Partito comunista cinese stendeva il tappeto rosso a un nuovo leader europeo, pronto a prendere il posto di Orbán e dell'Ungheria nelle gerarchie di Pechino: il premier spagnolo Pedro Sánchez, che a metà aprile si muoveva nella Grande sala del popolo in Piazza Tiananmen come nel salotto di casa sua, trattandosi della quarta visita nella capitale cinese negli ultimi quattro anni.
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