Il Belgio indaga sulla setta del suicidio in polvere

Le Fiandre indagano su Clw, il gruppo olandese che propina l’eutanasia fai-da-te ai suoi 23 mila membri. E che ha già mietuto la sua prima vittima

La morte costa poco, è indolore, si compra su internet, non servono ricette e nemmeno medici per somministrarla. I pubblici ministeri del Belgio hanno aperto un’inchiesta su Laatste wil (Clw, “l’ultima volontà”), l’indefessa cooperativa olandese per il diritto universale a scegliere come e quando morire, che il prossimo 24 giugno terrà un incontro nella sua filiale di Gand. Il gruppo, che conta oggi circa 23 mila membri paganti con un’età media sui 69 anni, funziona come una setta, peraltro bene radicata nei Paesi Bassi. E lo scorso anno, dopo avere annunciato di aver scoperto una sostanza, legalmente acquistabile, che avrebbe consegnato a chiunque volesse una morte pacifica, ha mietuto la sua prima vittima.

LA PRIMA VITTIMA HA 19 ANNI

A Ximena Knol, una ragazza diciannovenne di Uden, devastata da un abuso sessuale a cui era stata rifiutata l’eutanasia dai medici, quell’annuncio non era parso vero: grazie all’immediata disponibilità del prodotto la ragazza riuscì a morire, lasciando un messaggio per lo psicologo, una lettera di addio e una famiglia distrutta dal dolore. «La nostra Ximena, affettuosa, socievole, sempre disposta ad aiutare tutti, poteva essere salvata» ha tuonato la madre Caroline accusando tutti i partiti olandesi in un programma tv. «La colpa è di una società impietosa e indifferente, e del governo, che ha sottovalutato il problema».

UN CONSERVANTE PER MORIRE IN 20 MINUTI

Un problema noto da tempo in Olanda, dove Clw ha individuato una sorta di conservante che, raffinato in polvere da disciogliere in acqua, permette di morire in soli 20 minuti. Il prodotto viene però venduto attraverso ordini non inferiori alle 9 tonnellate, Clw ha pertanto suggerito ai membri di procedere a un acquisto unico da dividere tra loro, predisponendo una “cassaforte” in cui conservare le dosi inutilizzate. Gli inquirenti hanno stabilito che non esisteva alcun collegamento diretto tra la Clw e la morte di Ximena, ma il caso ha riacceso un lungo dibattito sull’opportunità di rivedere le norme sull’eutanasia nei Paesi Bassi. Nonostante il governo abbia cercato di fermarli, Clw ha infatti continuato a fare quello che ha sempre fatto e che la legge le consente di fare: se prima era distribuire un prodotto legale, oggi è dispensare consigli e informazioni per utilizzarlo che sarebbero comunque reperibili in rete.

LA CASSAFORTE, LE IMPRONTE DIGITALI

Secondo il protocollo dell’associazione, prima che le autorità mandassero all’aria i loro piani di fornitura di “aiuto materiale al suicidio” a circa mille persone, era possibile ottenere una dose di polvere suicida pari a 2 grammi di prodotto solo dopo sei mesi di “anzianità” dall’iscrizione a membro della cooperativa. La dose veniva conservata in una cassetta di sicurezza che poteva essere aperta solo grazie all’impronta digitale della persona che ne aveva fatto richiesta e che ne avrebbe avuto accesso solo dopo una sessione informativa della cooperativa. Gli ingredienti della sostanza raffinata “per ragioni di sicurezza” restavano segreti a tutti i membri, che avrebbero beneficiato della dose con 180 euro (prezzo comprensivo del costo della sostanza, della conservazione della cassetta di sicurezza e di una percentuale destinata alla cooperativa per difendersi legalmente da azioni giudiziarie).

«POSSO MORIRE QUANDO VOGLIO»

Perché questo, nel regno dell’eutanasia e del suicidio assistito legale? Perché secondo gli attivisti la necessità di coinvolgere un medico qualificato nella decisione sul fine vita inibisce le persone impedendo loro di porre fine all’esistenza come e quando vogliono. Non bisogna essere estremamente malati o insopportabilmente sofferenti e giudicati tali da medici qualificati per morire, è la tesi estrema della cooperativa. L’81enne Carla Jas, per esempio, ha già acquistato il prodotto, per poterne disporre quando riterrà il momento giusto: «Comprandola mi sono tolta un peso dalle spalle. Da allora sono molto più serena e questo significa che vivrò più a lungo. Questo è lo scopo». «Nei paesi in cui l’eutanasia è legale la discussione si sta spostando, oggi è a tema se porre fine alla vita sia una questione medica o di diritti umani», aveva commentato qualche mese fa Philip Nitschke, fondatore del gruppo pro-eutanasia Exit International.

MORIRE PROVOCA «MAL DI TESTA»

L’indagine in Belgio, l’unico paese al mondo a consentire l’eutanasia dei bambini e dove tre minori di 9, 11 e 13 anni l’hanno già ricevuta, è ancora allo stadio iniziale. Da quando i medici hanno diritto a uccidere legalmente i pazienti sono state sottoposte a eutanasia più di 10 mila persone. E le richieste, 2.357 nel solo 2018, sono in aumento. «La cosa migliore – raccontava il presidente di Clw, Jos van Wijk quando esultava per il raddoppio delle iscrizioni alla sua cooperativa raccomandando ai membri di assumere insieme alla polverina letale un antidolorifico, perché morendo si potrebbe avvertire «un forte mal di testa» – sarebbe che le persone trovassero nel prodotto il potere di vivere più a lungo. «È rassicurante sapere che si può morire con dignità». Come e quando si vuole.

Foto Eag1eEyes/Shutterstock