Idee per le vacanze: due settimane in quarantena in Sardegna

Almeno fino a fine giugno chi vuole far le ferie sull’isola dell’antica Sandalion dovrà accettare l’esotica e avvincente condizione di restare 14 giorni chiuso in casa

Una donna in spiaggia in Sardegna all'inizio della fase 2 dell'emergenza coronavirus

Cronache dalla quarantena / 61

Se volessi lasciare le belle colline della Gallura per rientrare in città sarei senz’altro autorizzato a farlo, visto che esistono ancora leggi nazionali che consentono a un cittadino residente in un certo posto di tornare alla propria residenza in quel certo posto. È già un bel risultato non da Repubblica popolare cinese.

Detto ciò, se proprio proprio volessi rientrare in Lombardia dalla Gallura in cui mi trovo, dovrei inviare una mail al preposto ufficio regionale che valuta le richieste di “entrata-uscita” dalla Sardegna, quindi attendere 48 ore per l’autorizzazione. Sembra facile eh? Niente affatto. Perché poi devi trovare un aereo che ad oggi non c’è. Che forse ci sarà ad Olbia a partire dal 21 maggio. Forse. Oppure andare a Cagliari dove l’unico volo giornaliero è sempre pieno.

Più comodo il traghetto, direte. Sì. Ma solo se sono trascorse le 48 ore e dipende da dove vai. Per esempio. Tra Santa Teresa e la Corsica ci sono nove miglia scarse, tre quarti d’ora di traghetto. Sapete come fanno gli autotrasportatori a passare questo braccio di cosiddette bocche di Bonifacio, dato che Regione Sardegna insiste nel vietare ogni genere di relazioni con la Corsica di madrepatria francese? Semplice, anche se vi sembrerà un po’ macchinoso: l’autotrasportatore si imbarca a Olbia per Civitavecchia. E di lì si reimbarca per Ajaccio. È come andare da Milano a Roma passando per Monaco di Baviera.

Ma la più bella il governatore leghista della Sardegna l’ha scritta nell’ordinanza del 17 maggio. La quale è vero che riapre commerci e locali isolani. Ma quanto alle relazioni con il resto del mondo, restano tali e quali furono fissate in ordinanza del governatore suddetto esattamente l’8 marzo scorso, cioè nei giorni in cui esplodeva l’emergenza coronavirus. Dunque, a partire dal 18 maggio – come già succedeva a partire dall’8 marzo – «tutti i soggetti in arrivo in Sardegna a prescindere dai luoghi di provenienza hanno l’obbligo di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni, con contestuale divieto di circolazione sull’intero territorio regionale».

Tralascio qui di menzionare i contestuali obblighi di comunicazione al medico, alla Regione e quant’altro. Ma secondo voi, un cittadino qualunque del continente isolato, cosa fa, guarda la cartina geografica e pensa: “Ehi, quasi quasi vado a farmi un paio di settimane di ferie in quarantena in Sardegna!”. Sarebbe senz’altro un modo originale di fare le vacanze.

Ma poi uno ci rumina sopra, riflette, guarda la cosa dal punto di vista della sicurezza. E poi c’è il bonus del governo. “Maddai, io parto lo stesso!”. È quello che aveva creduto di fare la mia amica Marina. Che a fine giugno aveva provato a scappare dal continente isolato prenotando per sé e per la sua bella famigliola una settimana di relax in un B&B della ipersicura Sardegna. Dove neppure gli equipaggi dei Boeing 737 e degli Airbus 319 e a seguire sono autorizzati a lasciare le camere di albergo dove risiederanno prima di rientrare alla base di partenza. Morale, il proprietario di B&B ha telefonato alla mia amica: i costi di sanificazione quotidiana sono tali che loro non possono aprire.

Per onestà intellettuale devo riconoscere che il punto “c” dell’ordinanza del governatore di Sardegna prevede espressamente, a partire dal 18 maggio, «l’apertura delle attività turistiche relative alla balneazione». Ma turismo da parte di chi? Del cagliaritano che già frequenta tutto l’anno la spiaggia del Poetto? O del barbaricino che a lui del mare non gliene può fregar di meno? Quanto al gallurese e, in generale, i sardi che risiedono lungo i 1.849 chilometri di cosa isolana, questi hanno investito in bei danari e costruzioni e da tempo vivono di turismo nazionale e internazionale.

Purtroppo oggi il continente è isolato. Almeno fino a fine giugno chi vuole far le ferie sull’isola dell’antica Sandalion dovrà accettare l’esotica e avvincente condizione di due settimane chiuso in casa. Ma vuoi mettere anche solo il viaggio di andata e ritorno, con le mascherine e la distanza sociale? Fantastico.

Come dite? Cosa succede dopo giugno? Semplice. A partire da luglio – o forse già nell’ultima settimana di giugno se il B&B regge i costi di sanificazione – si potrà arrivare in Sardegna solo con il “passaporto sanitario”. Una cosina da niente. Obbligo di tampone alla vigilia della partenza per l’isola. Obbligo di un altro tampone appena sbarcati sull’isola. Obbligo di tracciamento durante il soggiorno nell’isola. Perbacco, a parte le spese per tutte queste analisi e tracciati; e a parte il fatto che riuscire a prendere un appuntamento preciso per fare il tampone giusto alla vigilia della partenza appare una operazione un pochino complicata e incerta; uno pensa: ma vado in vacanza o in una colonia penale d’oltre mare?

Ebbene, il Governatore leghista della Sardegna Christian Solinas, interrogato dal Corriere della Sera, si dichiara comunque certissimo che #andratuttobene. «Siamo un’isola praticamente Covid free, vogliamo rimanerlo». Suggerimento al giornalista: «Fra luglio e agosto più di 1 milione e mezzo di turisti arriveranno con i traghetti e almeno 50 mila al giorno negli aeroporti». E poi dice che piuttosto che scommettere sulla stagione turistica in Sardegna Solinas non farebbe prima a diventare afroamericano e musulmano.

Foto Ansa