I “figli ogm” con tre genitori? Esistono già. E nessuno finora si è preoccupato di controllare come stanno

L’incredibile scoperta dell’Independent mente a Londra il Parlamento si prepara ad autorizzare la controversa tecnica di fecondazione assistita

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dnaSarebbero già una trentina nel mondo i “figli di tre genitori”, esseri umani concepiti in laboratorio con il Dna di tre persone, due donne e un uomo. E 17 di questi “bambini ogm” sarebbero stati prodotti in un’unica clinica americana, che solo l’anno scorso si sarebbe decisa a intraprendere un percorso di “follow-up” per controllare lo stato di salute di questi figli della fecondazione assistita, ormai adolescenti. È l’incredibile scoperta del quotidiano britannico The Independent, che dopo l’avvio in Inghilterra dell’iter parlamentare per l’autorizzazione della controversa tecnica medica che permette di creare “embrioni con tre genitori” (tutti i dettagli in questo articolo), si è messo a indagare sulla materia.

LA TECNICA. Secondo quanto riportato dal giornale, il concepimento dei 17 ragazzi sarebbe avvenuto al Saint Barnabas Medical Centre, nel New Jersey, e risalirebbe agli inizi degli anni 2000, prima che il governo americano proibisse la pratica nel 2002. Nota come “trasferimento citoplasmatico”, la tecnica utilizzata (analoga a quella che sta per essere approvata dal Parlamento di Londra per volere del governo) consentirebbe di evitare la trasmissione genetica dalla madre al figlio di patologie potenzialmente letali causate da mitocondri danneggiati: in sostanza, attraverso la fecondazione assistita parte del Dna della donna portatrice di malattie mitocondriali viene rimpiazzato nel suo ovulo attraverso il trasferimento di mitocondri prelevati dall’ovulo di una donatrice sana. L’embrione risultante dalla fecondazione con lo spermatozoo di un uomo deriverà quindi da tre diversi Dna.

FINORA NESSUN CONTROLLO. I risultati dell'”esperimento” avvenuto nel New Jersey però, stando alla ricostruzione dell’Independent, fino ad ora non erano mai stati controllati. Non si conoscono dunque le conseguenze di un simile processo sulla salute dei concepiti nel lungo periodo. I risultati dei nuovi esami avviati dal Saint Barnabas Medical Centre, perciò, potrebbero anche essere di grande importanza tanto per le autorità sanitarie del Regno Unito (visto che secondo l’esecutivo i bambini con tre genitori «potrebbero essere fatti nei laboratori inglesi già il prossimo anno») quanto per quelle degli Stati Uniti (dove il trasferimento citoplasmatico è vietato ma è ancora sotto l’esame della Food and Drug Administration). Ma la clinica si è rifiutata comunicare dettagli e si è rifiutata di rispondere alle domande del quotidiano circa lo stato di avanzamento delle indagini: «Apprezzo il vostro interesse ma non abbiamo intenzione di partecipare a questo articolo», ha risposto al cronista dell’Idependent il direttore marketing del centro, Cindy Lucus. Jacques Cohen, lo scienziato che effettuò materialmente le fecondazioni assistite in questione, oggi dipendente di un’altra struttura, ha invece risposto che «il follow-up è cominciato all’inizio di quest’anno (…) e i risultati saranno messi a disposizione in una rivista medica».

UN SUCCESSO? Quando nel 2001 lo stesso dottor Cohen pubblicò uno studio relativo a due bambini nati con i mitocondri di due madri diverse, parlò del «primo caso di linea germinale umana modificata geneticamente» da cui erano stati ottenuti «bambini con salute normale». Peccato che, come ricorda l’Independent, «in seguito emerse che c’erano state due gravidanze in cui gli embrioni avevano un cromosoma sessuale mancante, nota come sindrome di Turner, una delle quali fallì spontaneamente e l’altra fu interrotta. Ci fu anche un caso in cui uno dei bambini aveva sviluppato un “disturbo pervasivo dello sviluppo” nel primo anno di vita». E secondo il dottor Cohen «non si sa se tali anomalie fossero legate alla procedura. Il fatto è che quei genitori non erano riusciti a concepire da soli né dopo la fecondazione in vitro convenzionale. Anche questo potrebbe essere stato la causa della sindrome».

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