I due paesi hanno importanti legami economici, militari e ideologici con il regime degli ayatollah. Per ora Mosca e Pechino sono rimasti a guardare, ma l'allargamento del conflitto è un pericolo reale
Una donna velata cammina di fianco a un palazzo distrutto dai bombardamenti a Teheran, in Iran (foto Ansa)
Sono bastate meno di 72 ore per allargare il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ad altri 10 paesi, praticamente l'intero Medio Oriente. Otto di questi hanno già registrato vittime e anche gli Usa - che forse non si aspettavano una reazione così veemente, decisa e organizzata da parte di Teheran - hanno già perso sei soldati in Kuwait. Mentre i paesi arabi del Golfo invocano il cessate il fuoco, Donald Trump assicura che l'America si è preparata a un lungo conflitto e Benjamin Netanyahu spinge per proseguire l'offensiva fino a quando il regime degli ayatollah crollerà a suon di raid.
Ogni giorno che passa la situazione deteriora: l'attacco iraniano con due droni all'ambasciata americana a Riyad, la chiusura di due ambasciate Usa (in Arabia Saudita e Kuwait) e l'invasione del Libano da parte di Israele, con decine di migliaia di sfollati in fuga, lo dimostrano.
L'operazione che ha portato alla decapitazione del regime islamico potrebbe però sfuggire di mano a Stati Uniti e Israel...
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