Gli ambientalisti fondamentalisti e il “modello Gengis Khan” per ridurre la Co2

La fissazione degli ambientalisti fondamentalisti, e specialmente nella variante “storici dell’ecologia”, è che l’uomo non solo sia, ma sia stato sempre, il cancro della Terra. È impossibile che qualcuno li segua. Anticipiamo la rubrica “Presa d’aria” di Paolo Togni, pubblicata sul numero 49/2011 di Tempi in edicola da domani

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La fissazione degli ambientalisti fondamentalisti, e specialmente nella variante “storici dell’ecologia”, è che l’uomo non solo sia, ma sia stato sempre, il cancro della Terra. Certo non appare possibile che persone dotate di normale intelligenza li seguano su questo terreno; il fatto che Filippo d’Edimburgo, nella qualità di presidente mondiale del Wwf, a suo tempo abbia fatto questa affermazione ne è conferma. Alcuni di questi storici, riuniti sotto i nomi complessi quanto insignificanti di due istituti di ricerca, uno americano e uno tedesco, hanno adesso scoperto in Gengis Khan un grande benefattore della Terra, e il più verde dei grandi conquistatori.

Argomentano questi signori, al termine di un lungo studio sui finanziamenti del quale non c’è dato avere notizie, che nelle sue conquiste il mongolo mandò a morte oltre quaranta milioni di persone, determinando l’importante conseguenza che le aree già utilizzate per produrre cibo si ricoprirono di foreste; i nuovi alberi avrebbero consentito la rimozione dall’atmosfera di almeno 700 milioni di tonnellate di Co2, una quantità pari a quella prodotta oggi in un anno dalla combustione di idrocarburi. Certo, per chi considera una grande iattura la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera, scambiare la vita di un uomo con il risparmio di sei quintali di Co2 può sembrare vantaggioso. E chi non avrebbe la tentazione di condividere questo giudizio, se lo scambio fosse praticato selettivamente? Se, cioè, nello scambio fossero comprese le persone giuste, come per esempio i ricercatori dei quali abbiamo parlato sopra e i loro finanziatori, i catastrofisti, gli animalisti che soffrono per un micio malnutrito ma ignorano i bambini che muoiono di fame, e i vari personaggi che per la loro attività abbiano conseguito da noi almeno un castrone al (de)merito?

Mi scuso per l’ultima frase, indegna di un cristiano, ma talvolta l’ira, se non giustificata, può essere almeno compresa; e credo che l’ira contro chi non riconosce il valore infinito di ogni singolo individuo sia quella più vicina a non essere peccato. Suggerisco di istituire una “Hall of fame” in materia, nella quale a fianco di Gengis Khan trovino posto Stalin, il più modesto Hitler, Mao Tse Tung, Pol Pot, e come comprimari Beria, Kappler, Jack lo squartatore, gli slavi delle foibe, gli assassini della guerra civile italiana dell’una e dell’altra parte e simili gentiluomini. Si potrebbe anche presentare il calcolo della Co2 che costoro hanno risparmiato.
Un triste elenco di malvagità umane, nel quale alcuni dei protagonisti sono stati attivi fino all’altro ieri. Abbiamo l’onere di impedire che vi compaiano new entries
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tognipaolo@gmail.com

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