Gina Pane: memoria e fragilità del corpo

Gina Pane: memoria e fragilità del corpo

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Ci arriva da un amico, Camillo Ravasi, la segnalazione di un documento davvero straordinario. È un’intervista a Gina Pane, un’artista dolorosa e appartata, inimitabile esponente della body art, quella corrente artistica che usa del corpo per acuire la propria carica espressiva. Gina Pane era di origine piemontese, ma visse sempre in Francia: nata a Biarritznel 1939 è morta a Parigi nel ’90. Tra tanti che hanno usato la body art come palcoscenico per avere i riflettori addosso, Gina Pane ha invece percorso la strada come una inevitabile via crucis. Ma sentite le sue straordinarie parole raccolte da una piccola rivista d’arte, “Contemporanea”.

Il corpo. “Il corpo è il nucleo irriducibile dell’essere umano, la sua parte più fragile. È sempre stata tale, sotto tutti i sistemi sociali, in qualsiasi momento della storia. E la ferita è la memoria del corpo; essa memorizza la sua fragilità, il suo dolore, dunque la sua esistenza ‘reale’. È una difesa contro l’oggetto e contro la protesi mentale”.

La precarietà. “Vivere il proprio corpo significa scoprire la sua debolezza, la servitù tragica e impietosa della sua limitatezza, della sua usura e precarietà… Il corpo (la sua gestualità) è in sé una scrittura, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca indefinita dell’altro, i suoi fantasmi, i suoi desideri incoscienti, le sue relazioni con il tempo, che è necessario decifrare attraverso il proprio corpo e non attraverso la propria cultura… Se io apro il mio corpo perché voi possiate vedere dentro il vostro sangue è per amor vostro, per voi: l’Altro”.

Il Corpo dei Santi (tema di una performance di Gina Pane dal titolo Priére des pauvres et les corps des Saints, 1990): “Ciò che mi interessa nel corpo del Santo è la sua capacità di svuotarsi, per poi riempirsi, il suo ‘non funzionamento’ rispetto a una realtà di consumo. È il rapporto tra la fragilità di quella carne – il santo è là, ed è un corpo, un uomo – e la forza immateriale che lo abita. Soprattutto mi interessa il cammino, la strada da compiere per arrivare a questo. Mi interssa capire come San Francesco ha potuto essere quello che è stato. Non mi interessa certo fare dell’agiografia. Io colloco questo lavoro sui Santi nella società attuale, nella vita di ogni giorno”.

Un atto religioso. “Diventare un uomo è già un atto religioso. O si pensa, come Nietzsche, che Dio è un idolo e noi l’abbiamo infranto, o si pensa che Dio esiste, che è iscritto nella nostra vita, nella nostra carne e allora sorgono molte domande”.

Chi volesse sapere di più su Gina Pane, può recuperare il catalogo della mostra tenutasi a Reggio Emilia lo scorso anno edito da Charta (lire 55mila, Ma lo si può richiedere alla stessa casa editrice, tel 026598098, dove è in vendita con uno sconto).

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